L'ultima parola, di Hanif Kureishi

Due scrittori, uno inglese e l’altro nato in India ma che ha vive da decenni in Inghilterra; uno giovane, timido, introverso e inesperto; l’altro piuttosto avanti con l’età ma prorompente nello stile, caustico, sfuggente, provocatorio e annoiato dal mondo.

Questi sono i due protagonisti del più recente romanzo di Hanif Kureishi, L’ultima parola, appena uscito per Bompiani, nel quale lo scrittore inglese affronta il tema dell’esistenza e la ricerca (o accettazione) di se stessi in un mondo – il nostro – e un tempo devastati dalla follia e dalle nevrosi.

Harry, infatti – il più giovane – viene ingaggiato dall’editor di una casa editrice indipendente per scrivere la biografia di Mamoon – scrittore ormai consacrato nelle antologie, che tuttavia non se la passa troppo bene sul piano economico.

Cosa significa fare il biografo se non scavare nelle esistenze altrui, ficcanasando negli anfratti più privati e spesso subdoli? E già, perché, molto più spesso di quanto si creda, gli scrittori non sono pro-prio come uno se li immaginerebbe.

[…] Mamoon si stava trasformando in qualcosa al di là e al di sopra di sé, secondo un processo che lo stesso Harry stava adesso correggendo e tuttavia, a suo modo, favorendo. Cos’era allora una persona se non un’identità che andava dalle fantasie private all’invenzione pubblica?

Non che Harry si aspettasse salti di gioia o tappeti rossi quando per la prima volta mette piede nella grande casa di campagna di Mamoon, un po’ di collaborazione, quella sì. Purtroppo non è facile con un monumento della letteratura come lui, tuttavia se vuole rimettere in sesto la situazione patrimoniale qualcosa dovrà pur fare.

Due generazioni, si direbbe, che si confrontano, si scontrano e, in modo piuttosto divertente, non provano neanche a capirsi. E forse perché i patimenti interiori sono così diversi che nessuno di loro due li riconosce come tali.

In un certo senso è così, ma, come sempre accade con i bravi scrittori, non è tutto. Perché qui non si accostano soltanto due persone di età diversa, ma due punti di osservazione diversi, due modi distinti di percepire il mondo per quanto riguarda: immigrazione, razzismo, violenza, sesso, infedeltà, dittatura.

Dunque, chi dei due – l’inglese o l’indiano – avrà l’ultima parola è tutto da vedere, o forse potrebbero scoprire di essere talmente di-versi da somigliarsi paurosamente.

Hanif Kureishi
L’ultima parola
Bompiani
Euro 18,00

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