Louis Aragon racconta Giorgio de Chirico

Giorgio de Chirico

La metro. Quante ore ci passiamo dentro, in attesa di arrivare a destinazione, di incontrare o meno una persona, una situazione, o una speranza? Talmente tante che ne abbiamo dimenticato il numero. Ci sono momenti nei quali tale tempo sembra completamente perso, o almeno era quello che mi ripetevo ieri sera mentre la linea 4 della metro parigina faceva i capricci più del solito. Problemi tecnici prolungavano l'attesa ad ogni fermata, e naturalmente il disagio si accresceva con l'aumentare dei passeggeri in cerca di qualche treno un po' meno stipato.

Tra rassegnazioni e nervoso crescente ho alzato lo sguardo. Sulla parete del vagone c'era un pannello bianco con delle scritte nere o rosa, non la solita pubblicità, ma una poesia di Louis Aragon dedicata a Giorgio de Chirico contenuta nella raccolta del 1926 "Le Mouvement perpétuel". Non ho potuto fare a meno di leggerla e annotarla nella mia lingua, strappando i centimetri necessari ad impossessarmi dell'agenda tra gli occhi stupiti degli altri passeggeri serrati al limite. Non è stato semplice trascriverla, ma i lunghi minuti tra la fermata Strasbourg-Saint-Denis e Etienne Marcel, sono passati in un attimo.

La Fenice rinasce dalle sue ceneri

Sull'amore c'era scritto
Uscita di emergenza vietata in caso di incendio
Sul cielo c'era scritto
Vi sbagliate non è da qui che si passa
E sulla notte c'era scritto
Non c'era scritto niente sulla notte

Quel bonheur!

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