Siti contro Siti

I critici Franco Cordelli e Enzo Di Mauro non si allineano al plauso pressoché unanime con cui critici e pubblico hanno accolto l’ultimo "Walter Siti". La strana coppia rimprovera all’autore di “Troppi Paradisi” eccesso di narcisismo, mancanza di responsabilità e prepotenza destrorsa. Secondo Cordelli e Di Mauro, Walter Siti avrebbe usato il suo romanzo per celebrare il suo ego – il protagonista, oltre al nome, avrebbe in comune troppi dettagli con l’autore, preda inconsapevole dell’autobiografismo, malattia che uno scrittore "adulto" dovrebbe aver vinto da tempo, quasi fosse un dramma puberale nello sviluppo della sua arte.

"Troppi paradisi" avrebbe assunto il reality show a punto di vista strutturale sulla narrazione, mortificando la "Letteratura", tradendone la missione. "Letteratura" che per fregiarsi del maiuscolo deve, dovrebbe e dovrà essere di sinistra.




Secondo Nicola Lagioia la missione, se di missione ha ancora senso parlare, non viene affatto tradita, anzi; Siti utilizzerebbe il suo nome non per vezzo, ma per allinearsi ai meccanismi del reality (il partner testuale del protagonista è un autore televisivo) e sovvertirne il codice etico. Walter Siti, da parte sua, prova (riesce?) a rispondere alla critiche della cordata Cordelli-Di Mauro dalle pagine di Alias, chiedendo innanzitutto che il suo romanzo venga giudicato genericamente per la sua “scrittura” – scrittura in effetti superba, deliziosamente capace di intrufolarsi tanto nel gergo di borgata, quanto di riprodurre gli elucubri dei meglio intellettuali.

Per manifesta inferiorità e, se mi è concesso, anche per svincolarmi dal giudizio, riporto un estratto da “Troppi paradisi”. Venga giudicato per la sua scrittura, per il suo progetto ideologico (c’è? e qual è?) o per l’esibizionismo dell’autore purché venga letto. Sempre Lagioia, raramente complimentoso, lo ha definito “Il più importante romanzo italiano degli ultimi dieci anni.” Anche undici, mi si consenta di aggiungere con berlusconiana prepotenza: la sua scrittura, quella del Siti autore, è “proprio grande”, parola di borgataro.



Non mi hanno mai convinto i tentativi di esaltare l’omosessualità come condizione politicamente trasgressiva, indigeribile per il potere e naturaliter rivoluzionaria; né mi convincono ora i tentativi di far passare l’omosessualità per una condizione assolutamente normale, come avere i capelli biondi o preferire i cibi salati. Credo che l’omosessualità sia una condizione anormale, particolarmente attrezzata in questo momento a porsi come modello. In Occidente, ripeto. L’omosessualità come avanguardia dell’integrazione consumistica; maestri di recitazione, nell’epoca della recitazione universale. E maestri della recitazione infantile nell’epoca dell’infantilismo di massa: se il consumismo è la lotta dell’inconscio contro il conscio, dell’immaturità contro la maturità, gli omosessuali ne sono gli alfieri - nel loro sesso spiccio bruciano le sublimazioni sentimentali, come nel suo processo di dominio il consumismo azzera le sublimazioni culturali. Ma bisogna subito aggiungere che esistono le omosessualità, al plurale. Ce ne sono di meno radicali di così, soprattutto tra le giovani generazioni: ma oserei dire che sono le meno interessanti.


"Troppi paradisi"

Walter Siti

Einaudi

prezzo 18,50 euro

pagine 425 - rilegato



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