Duce truce, di Alberto Vacca

Duce truce, di Alberto VaccaLettura molto interessante quella del nuovo saggio di Alberto Vacca dal titolo Duce truce. Insulti, barzellette, caricature: l'opposizione popolare al fascismo nei rapporti segreti dei prefetti (1930-1945). Il libro, edito da Castelvecchi, ha la prefazione di Vito Tartamella (autore di un altro testo molto sagace: Parolacce. Perché le diciamo, che cosa significano, quali effetti hanno), che, tra l'altro, scrive:

Questo libro è prezioso. Non solo perché documenta quanto poco monolitica fosse l'adesione degli italiani al fascismo; ma soprattutto perché mostra, in modo cristallino (leggete l'introduzione: è un raro esempio di sintesi storica), come funzionava il fascismo e come funzionavano tutte le dittature, di qualsiasi colore: con una propaganda martellante e capillare creano il consenso, e con una repressione implacabile e minuziosa reprimono il dissenso.

In estrema sintesi, Alberto Vacca raccoglie e presenta (secondo un ordine ben preciso) tutte le relazioni dei prefetti in merito al reato di offesa al Duce (in realtà reato di “offesa all'onore del Capo del Governo” che veniva comunque comunemente detto reato di “offesa al Duce”).

Tale reato

fu introdotto nel dicembre 1925 e puniva chiunque avesse offeso il Capo del Governo con la reclusione o con la detenzione da sei mesi a due anni e mezzo e con una grave multa. Il reato subì una riformulazione con l'approvazione del Codice penale del 1930 che ne aumentò la pena, stabilendo la reclusione da uno a cinque ani. Inoltre, con la riforma del diritto penale militare approvata nel 1941, esso fu inserito nel Codice militare di pace, che prevedeva la pena della reclusione da tre a dodici anni. Esso venne espunto dall'ordinamento giuridico solo dopo la caduta del Regime. La sua eliminazione dal Codice penale avvenne nel 1944, dal Codice militare di pace nel 1956.

Leggere i rapporti segreti dei prefetti diventa anche uno spaccato interessante del modo di esprimersi degli italiani di quei tempi e del loro modo di pensare e di reagire: in un'epoca in cui la libertà di pensiero e di parola era pura utopia anche scarabocchiare baffi e barba su una foto di Mussolini poteva essere un atto di coraggio e di rivendicazione di libertà.

L'aspetto più interessante, secondo il mio parere, è in quello spirito tutto italiano di dissacrare il mito: più Mussolini si dava da fare per appalesarsi come super uomo onnipresente e incarnazione delle patrie virtù, più abbiamo chi, anche a rischio della propria libertà, se ne andava in giro cantando:

Giovinezza, Giovinezza, è una merdezza; Mussolini è una schifezza

o ancora

E pel peto del Duce eia eia alalà

Conclude l'autore:

Con il meccanismo repressivo [...] Mussolini riuscì, per anni, a neutralizzare i dissacratori del mito della sua persona, ma non a sconfiggerli. Infatti, la sparuta minoranza dei dissacratori andò acquistando, col tempo e soprattutto negli anni del secondo conflitto mondiale, una consistenza tale da determinare il crollo del mito e del suo artefice.

Alberto Vacca
Duce truce.
Insulti, barzellette, caricature: l'opposizione popolare al fascismo nei rapporti segreti dei prefetti (1930-1945)

Castelvecchi, 2011
ISBN 978-88-7615-534-5
pp. 320, illustrazioni in bianco e nero, euro 18,00

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