"Lo scurnuso" di Benedetta Cibrario

âLo scurnusoâ di Benedetta Cibrario

"Lo scurnuso" di Benedetta Cibrario è tutto tranne "un libro per tutte le stagioni" (e perdonatemi la tautologia). L'autrice di "RossoVermiglio", vincitore del Premio Campiello 2007, e del magistrale "Sotto cieli noncuranti" non ha molto a che fare con la città che descrive. Napoli non le scorre nelle vene insomma, ma ciò non toglie che la metropoli partenopea si sia ricavata un posto di tutto rispetto nei suoi pensieri e, di conseguenza, nelle sue parole. E forse è proprio per questo che la sua è una città "davvero milionaria", che alterna, in maniera ancora più vivida del reale, glorie e miserie di una storia incredibile e ricchissima.

Tre tappe tra fine settecento, metà novecento e ai giorni nostri, per seguire lo sviluppo di una statuina che incarna un'antichissima tradizione plastica, simbolo dell'inadeguatezza e dell'immensa grandezza. Un'autrice torinese che si è "letteralmente innamorata" dell'arte del presepe, e che la descrive attraverso una "storia trasversale", che tra accademie e pastori confluiva in collezioni celebri come la mitica di Ferdinando I di Borbone, e meno conosciute come quella di un parroco di provincia.

Un "teatro continuo e magnifico" che fa da sfondo partecipante alla storia dello scurnusu, un vergognosissimo Sebastiano, orfano venduto per pagare un debito di lavoro, che riscatta il suo triste destino con l'abilità delle sue mani. Mani sotto le quali la bellezza rinasce potente e si "eternizza", come gloria al padre adottivo "artista dei pastori", e grido d'amore, in un pezzetto di presepe destinato a vivere una vicenda a sua volta straordinaria.

Via | feltrinellieditore.it

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