Il desiderio di essere come tutti, di Francesco Piccolo

"Un'epoca - quella in cui si vive - non si respinge, si può soltanto accoglierla"

Sul podio della classifica dei libri più venduti della settimana Francesco Piccolo, dopo il successo di Momenti di trascurabile felicità, con Il desiderio di essere come tutti conferma una certa attitudine alla cattura del dettaglio, la capacità di accendere un raggio di luce sulle piccole cose che nei giorni delle nostre vite passano inosservate, ma silenziosamente costituiscono la linfa di quello che siamo.

Se nel libro precedente l’attenzione era rivolta infatti a quelle emozioni apparentemente irrilevanti e buffe della quotidianità, che l’autore suggeriva essere invece l’essenza del nostro essere al mondo, qui la luce si accende sul senso di un’epoca, gli ultimi quarant’anni della storia d’Italia, e su quell’insieme di significati, simboli, parole, istanti vissuti collettivamente che costituiscono oggi il comune denominatore di una generazione. L’ambiziosa sfida di Piccolo, attraverso la storia di un ragazzo di allora, è ricomporre la cultura di un’epoca, tassello dopo tassello, e giungere alla ricostruzione spirituale oltre che culturale di tutti coloro che in quest’epoca hanno vissuto.

«Un'epoca - quella in cui si vive - non si respinge, si può soltanto accoglierla». Un affermazione che è molto di più di quel che sembra e i cui significati vanno al di là di quello che dice, fino a sfociare nella psicanalisi. Il senso del rapporto tra l’individualità e la collettività è allora quello tra storia personale e storia pubblica, tra padri e figli, tra quello che siamo biologicamente e culturalmente e quello che volgiamo essere e diventare.

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