Brevi incontri, recensione del nuovo libro di Irene Bignardi

In poche pagine si concentra la bellezza di una conversazione straordinaria, sono le interviste raccolte nel tempo dalla giornalista e scrittrice; un prezioso volume per apprendere il giornalismo di puro stile, categoria in via di estinzione.

Da poco uscito per Marsilio, il libro Brevi incontri di Irene Bignardi è una preziosa occasione per familiarizzare con una penna di stile; nell'avvicendarsi delle interviste raccolte nel volume, sono tante le figure storiche entrate nell'alveo della mitologia contemporanea. Personaggi con i quali l'autrice, dal piglio elegante e confidenziale insieme, spesso intratteneva rapporti di amicizia o riusciva a raggiungere presto la stessa frequenza di sintonia. Non con tutti, è chiaro; ma forse è con chi risulta meno affine che vengono fuori gli spunti più interessanti.

Le interviste -davvero brevi e fluide, tutte da sorseggiare piano piano- sono pregne di evocazioni miste, di piccoli accenni descrittivi sugli ambienti, sul tempo, sulla persona, incastonati ad arte nello scorrere delle "riflessioni". Sono quaranta profili che emergono in tutta la loro autenticità, ognuno introdotto da pochissime righe dell'autrice, e poi affidato alla sbobinatura scevra di orpelli che potrebbero offuscare la visione. Tra i nomi presenti: Susan Sontag, Leni Riefenstahl, Gabriel Garcia Marquez, Billy Wilder, Graham Greene, John Le Carrè, Martin Scorsese, Scott Turow, Arthur Miller, Liza Minnelli, Eve Arnold e poi Jorge Luis Borges, di cui scrive:

Il mito. La leggenda. L'autore che conoscono anche quelli che non l'hanno mai letto. Il candidato perenne a un Nobel che, per confuse motivazioni, non si sono mai decisi a dargli. Il ciego, il poeta cieco che vede lontano, l'uomo dal cui nome è nato un aggettivo spesso mal usato, il grande dolcissimo vecchio che si arrende gentile al rituale dell'intervista, e a un'impaurita, incantata intervistatrice, parlando e rispondendo in un inglese letterario che pronuncia con la voce flebile e stanca degli anziani

Ma chi scrive si è crogiolato in particolare nelle pagine dedicate a Federico Fellini (incontrato dalla Bignardi a Roma nel 1980). Il sommo dall'eloquio ammaliante, forse grazie anche al candore quasi infantile con cui descrive sè stesso; sette pagine sette, che già da sole giustificano la spesa per questo libro. Fellini qui suona famigliare (come gli altri intervistati del resto) nonostante il suo gusto per gli aspetti insoliti del quotidiano, e dice:

Mi piace la metropolitana. E non certo per un sentimento di risparmio che mi è sconosciuto. Ma perchè, forse, questa prova di buona volontà, questo piccolo disagio de tuffo nel collettivo, nell'umano, quel lento avvicinamento... E la gente? La gente intorno, quelli che mi riconoscono, sorride affettuosamente, ammicca. Come a dire abbiamo capito, lei viene qui per studiare, siamo le sue cavie.

Il resto è tutto da scoprire, solo, una piccola nota finale. Il titolo si ispira al film del 1945 di David Lean, Breve Incontro; una storia surreale e insieme romantica, di incontri fuggevoli e pregni di significati da eviscerare. Un film emotivo e poetico da rivedere, subito dopo (o subito prima) aver letto il libro di Irene Bignardi, che si sa, di cinema se ne intende assai, possiamo fidarci!

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