Roberto Saviano condannato per diffamazione: confermata la sentenza, risarcimento per Enzo Boccolato

Saviano e il suo editore sono stati condannati per diffamazione: disposto un risarcimento di 30mila euro

La seconda sezione civile della Corte d'Appello di Milano ha confermato la condanna per diffamazione dello scrittore Roberto Saviano: dovrà risarcire con 30 mila euro Enzo Boccolato, citato nel best seller "Gomorra" e descritto come coinvolto "nelle attività illecite del clan La Torre".

Di seguito le motivazioni:

"Le affermazioni riportate nel libro sono oggettivamente offensive e non è stata provata la verità della notizia, in modo suggestivo emergente dalle frasi del testo pubblicato"

La condanna - 16 novembre 2013

Lo scrittore Roberto Saviano è stato condannato per diffamazione nella causa civile intentata dall'avvocato Alessandro Santoro, legale di Enzo Boccolato. Quest'ultimo è stato citato in "Gomorra". Si legge nella sentenza, emessa dal giudice della prima sezione civile del Tribunale di Milano, Orietta Miccichè:

"E' accertato il contenuto diffamatorio in danno di Enzo Boccolato della frase contenuta a pagina 291 del libro intitolato ‘Gomorra’, nella parte in cui l’autore prospetta che Enzo Boccolato insieme ad Antonio La Torre ’si preparavano anche a tessere una grande rete di traffico di cocaina'"

L'avvocato Santoro ha precisato:

"Nel libro aveva infatti descritto il Boccolato, che è incensurato e che da vari anni vive in Venezuela conducendo una florida attività nel campo ittico e del tutto estraneo ad ogni attività camorristica"

Saviano e l'editore, Mondadori, dovranno versare 30mila euro a titolo di risarcimento, pagare le spese processuali e pubblicare, a pagamento e a caratteri più grandi del normale su La Repubblica l'intestazione e il dispositivo della sentenza, entro 30 giorni dalla notifica.

Dal canto suo lo scrittore, che da tempo vive sotto scorta e che di recente ha pubblicato un nuovo libro ("Zero Zero Zero") ha pubblicato un lungo status su Facebook - qui sopra lo screenshot -. E ha annunciato il ricorso in appello:

"Il mio lavoro è raccontare e analizzare ciò che accade. Boccolato ha avuto ragione al primo grado del processo civile, ma sono convinto di quanto ho scritto e continuerò a raccontare il potere del clan La Torre senza temere cause e condanne. Difenderò le mie parole in Appello. Difenderò le mie parole sempre"

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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