Joshua allora e oggi, di Mordecai Richler

Alla ricerca di se stesso, l'inattendibile Joshua Shapiro attraversa mezzo secolo di storia con la S maiuscola e storia personale, esistenziale, in cui la memoria gioca un ruolo fondamentale.

Joshua allora e oggi, di Mordecai Richler Ci sono scrittori che vengono ricordati per il loro stile asciutto, altri per uno stile barocco, altri perché sono bravi a impastare trame e intrecci, altri ancora perché sanno fare i dialoghi, altri perché sanno farti piangere o magari – più di rado – anche ridere.

Mordecai Richler – oltre per la creazione di uno dei personaggi più irriverenti della letteratura mondiale, ovviamente il pensiero è rivolto a Barney Panofsky – dovrebbe essere ricordato perché le sapeva fare tutte, queste cose. Ci metteva cura nella scrittura.

Joshua allora e oggi, appena uscito per Adelphi, in realtà è un libro del 1980. Quindi scritto molto prima degli altri che già conosciamo. Eppure la cura con cui scrive già a questa altezza la vedi serpeggiare tra le righe, la senti sotto i polpastrelli.

Diciamolo subito: per chi vi cercasse Barney, stia tranquillo perché lo troverà. Ma troverà anche Solomon Gursky e Duddy Kravitz e, insieme a loro, tutti i temi cari a Richler.

Joshua Shapiro ha molto in comune con gli altri, ma la domanda è: cos’ha di diverso dagli altri personaggi? Intanto viene da una famiglia piuttosto povera, con una madre – a dir poco – sopra le righe e un padre ex promessa del pugilato canadese che si è ridotto a fare recupero crediti per un gangster locale.

Già a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, un Joshua sedicenne si dà da fare per raggiungere il suo obiettivo: diventare giornalista e magari andare in Europa a vedere cosa sta succedendo, esattamente come il suo illustre predecessore e Hemingway.

E adesso che ha una certa età ed è riuscito a tirarsi fuori dalla povertà, diventando anche un famoso scrittore e giornalista come aveva sperato, la sua reputazione è messa a repentaglio da una serie di voci che circolano sul suo conto (e, a dirla tutta, su quello di sua moglie Pauline).

Se vuole davvero capirci qualcosa, quindi, Joshua non potrà sottrarsi all’unica via d’uscita: tornare indietro con la memoria, ripercorrere tutte le tappe della sua esistenza e affrontare i suoi fantasmi. Il che, è superfluo dirlo, per uno come lui, oltre alla ricerca di sé, significa ripercorrere almeno mezzo secolo di storia.

In parole povere, qui dentro c’è tutto Richler che, anche in questo caso, come prima con Barney e Bernard e Duddy, attraverso Joshua sa essere sapiente fustigatore di ipocrisie, spietatamente sarcastico, straordinariamente divertente eppure terribilmente serio. In una sola parola: indimenticabile.

Mordecai Richler
Joshua allora e oggi
Traduzione di Giovanni Ferrara degli Uberti
2013, pp. 466
€ 20,00

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