Big Bang: il discorso di Alessandro Baricco sul palco della Leopolda

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In questi giorni alla stazione Leopolda di Firenze i cosiddetti "Rottamatori" capeggiati da Renzi si sono ritrovati per la seconda volta, a un anno di distanza dal primo incontro, a parlare del futuro dell'Italia. A questo giro il nome scelto per l'evento è stato Big Bang, a significare la volontà di una nuova partenza esplosiva che possa ricreare un legame di fiducia tra la classe dirigente della sinistra e la sua base, sempre più distante.

Al di là dei discorsi politici, che potete trovare tra i post degli amici di Polisblog, in questa sede vi vorrei proporre qualche ragionamento a caldo sul discorso di Alessandro Baricco, lo scrittore e Gran Maestro degli Holdeniani, che è intervenuto sul palco della Leopolda con un breve intervento di una decina di minuti.

Percorriamo velocemente ciò che ha detto Baricco. Dunque, l'inizio è promettente, lo scrittore torinese ammette le colpe della propria generazione, il cui errore fondamentale è stato quello di "allestire un sistema di tutele, di privilegi, di difese" che idealmente rivolte alla tutela degli emarginati e dei deboli ha invece agevolato l'autosostentamento di sistema basato sulla mediocrità e sul servilismo.

Non abbiamo saputo pronunciare alcune parole, continua Baricco, Meritocrazia e Classe dirigente in primis, e non abbiamo nemmeno saputo inventarne di nuove, non abbiamo capito che bloccare il sistema su una rete di diritti avrebbe ucciso la mobilità sociale. «Il rischio è un'occasione per il debole che, a differenza dei potenti, in un sistema asfittico soffoca e muore.»

Non vorrei passare per quello che ha sempre da dire su ciò che afferma Baricco, ma sentendo queste frasi ho avuto ancora una volta la solita brutta sensazione. Anche stavolta - recentemente mi era capitato al Festivaletteratura di Mantova, quando B. parlò del Narratore di Walter Benjamin - ho avuto la netta sensazione che l'immagine più adatta a descrivere lo scrittore torinese sia quella del lupo che descrive a un branco di agnelli quanto siano pericolosi i lupi.

Il fondatore di una scuola privata che costa migliaia di euro all'anno come può parlare di meritocrazia e di classe dirigente? Ma lasciamo perdere, il tempo delle polemiche è finito, ora bisogna costruire. Lasciamo perdere dunque anche il tentativo di ribaltamento del valore dello stato sociale - le tutele ai deboli di cui parla Baricco - e la sorprendente adesione ai valori del neoliberismo, che vedono nell'instabilità e della precarietà un valore e nel rischio una possibilità.

È il caso invece di concentrarsi sui momenti più interessanti e costruttivi del suo discorso: per esempio una delle frasi più interessanti detta da Baricco ieri è stata una delle prime: «Sono uno dei responsabili del mondo che c'è là fuori. Devo ascoltare, e basta.»

Ma c'è un altro passaggio che è assolutamente interessante ed è da ascoltare con la massima attenzione. Quando dice che «per anni abbiamo mosso per secondi, abbiamo sempre accettato di giocare agli scacchi con i neri, è per questo che siamo diventati conservativi.» Giustissimo. E' da questa constatazione preziosa che dobbiamo ripartire. Se continuiamo a giocare di rimessa non riusciremo mai a cambiare le cose.

Come mi ricorda un carissimo amico, nonché uno dei più grandi intellettuali e giocatori di scacchi che conosco: «la migliore apertura per i neri è la caro-kann che assicura una percentuale di vittoria del 40%». Bisogna osare, dunque, questo è quanto di buono possiamo prendere dal discorso di Baricco. E su questo non si sbaglia. Ma siamo noi a doverlo fare, quelli che ora hanno tra i 25 e i 35 anni e che da troppo tempo stanno in silenzio. Per gli altri, effettivamente, è venuto il tempo di ascoltare.

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