Dov'è Dio, il Vangelo quotidiano secondo quattro preti di strada

dove è Dio I quattro preti di strada protagonisti di questa raccolta Einaudi Dov'è Dio li abbiamo sentiti forse nominare – don Gallo ad esempio – come esponenti di quella Chiesa che, come dice qualcuno di loro, va in mezzo agli uomini, e non cerca di fare il contrario.

Cresciuti loro stessi ai margini nella chiesa, lavorando in fabbrica da bambini, ex partigiani o amici di prostitute di buon cuore, spesso “rimandati” nel tempo dalle gerarchie ecclesiastiche prima di ottenere il colletto bianco, pronti a occupare edifici per i loro amici ottenendo – dopo aver manifestato le loro ragioni – anche il beneplacito delle autorità.

“La fede mi ha salvato dalla religione”, dice ad esempio don Dario Ciani, che ha fondato comunità di alloggio e lavoro per disabili grazie all'amore per la sorella Rosalba, che da piccolissima ebbe una lesione al cervelletto che, fino alla sua morte, le impedì di parlare di muoversi, di mangiare da sola, e che rimase sempre con lui.

L'amore è stato tutto fuorchè un'astrazione separata dal mondo per lui. “Posso dire che, avendo amato individualmente tutte le persone che ho incontrato, potrei amare il mondo”, scrive.

Don Andrea Gallo, un passato da partigiano, si vede invece come uno che “lancia prete che gli bruciano in mano”, e racconta che “una volta in assemblea perorai la causa degli emarginati e invitai ad abbandonare idoli come il denaro, il consumo, il potere. Naturalmente in sala una voce urlò di smetterla di fare il marxista. Risposi che stavo citando un documento della Cei. Mi sa che oggi dovremmo riscoprire la dottrina sociale della Chiesa, tanto per evitare fraintendimenti”.

Dice di essere diventato “prete per caso” don Giacomo Panizza, alla guida di Progetto Sud, che si è sentito dire da un mafioso Piuttosto che far entrare qui i mongoloidi facciamo saltare tutto in aria, mentre andava ad occupoare uno stabile confiscato alla mafia con i suoi ragazzi lavoratori disabili. “Faccio fatica a pensare da sola la parola “amore” perchè il mio amore si traduce nel sostenere gli altri a realizzare la loro grandezza”, perchè l'handicap, dice, lo creano gli altri, i “sani” facendo delle diversità degli uomini un ostacolo alla loro realizzazione.

La mamma di don Gino Rigoldi invece diceva che “tutte le persone in fondo, sono di buon cuore: questo diceva mia madre quando l'Ancilla sventolava la bandiera comunista dal balcone, l'Antonio cercava di palapre una donna o il Gino veniva portato via dai carabinieri per l'ennesimo furto. Tutti con i propri peccati, così is chiamavano allora, ma gli si voleva bene lo stesso..”

Formazione fondamentale per lui, “l'abitudine di cercare la luce dietro le ombre, seguendo lo sguardo di mia madre che riusciva sempre a farmi trovare sepmpre qull'umanitàò che rende ognuno di noic capace di amare ed essere amato” e che lo fa diventare il prete dei carcerati. Perchp la domanda del cristianesimo è solo una, dice lui: “e ora, da dove si ricomincia”?.

Pierfilippo Pozzi (a cura di)
Dov'è Dio
Einaudi
14.50 euro

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