Appartamento con ingresso nel cortile, di Yehoshua Kenaz

kenazAndrà a finir male, lo so. Ho questo presentimento ogni volta che la osservo senza che lei se ne accorga (…) A volte la guardo e dico: Ahinoi! Questo qui è il nostro angelo della morte.

Personalmente credo che il mio amore per certi autori israeliani sia letterariamente contigua alla passione che da sempre ho per i romanzi di formazione e l'umorismo di certa letteratura irlandese e la innata vocazione alla narrazione della sofferenza umana presente in quest'ultima.

Magari è una tesi ardita, ma ho avuto davvero l'impressione di ritrovare lo stesso retrogusto di certi libri che amo tanto – irlandesi e di formazione in particolare, come dicevo - anche in questi bei racconti di Yehoshua Kenaz. Appropriata la scelta del titolo della raccolta, Appartamento con ingresso nel cortile (che poi è anche il titolo di uno dei racconti) perchè riassume in pieno il fil rouge che lega tutti i “quadri” narrati.

La chiave per leggerli sta nella frase che un bambino, Pini, dice ai compagni di scorribande per giustificare il fatto che solo a guardarli, i fiori gialli gli “bruciano gli occhi”.
“Ma che vuoi che c'entrino i fiori con gli occhi?”...”C'entra eccome!” esclamò Pini. “Tutte le cose del mondo sono legate”.
E allora i racconti della raccolta vanno letti come fossero un unicum che parla a più voci, un conglomerato di destini comuni, intercambiabili, confinanti. Come dimostra la storia della moglie di Yair che si sente “straziare il cuore” ogni volta che la madre di Abihu lo minaccia, per farlo rientrare in casa. E ogni volta che la donna urla “Abihu! Vieni subito a casa! Sennò papà arriva e ti spezza le ossa...Non riesco ad abituarmici...Io sento fisicamente le botte che prende quel bambino, e mi si strazia il cuore”.

Non esiste un destino solitario, staccato da quello degli altri: perchè come fare a liberarsi di Clara, che ha dei bitorzoli di carne rossa cresciuta fra le dita, e ne è ossessionata, convinta che gli siano stati impiantati dai nazisti nel campo di concentramento? O di Absalom, il ragazzone tardo che segue come un ombra Tzvika e di cui lui si sente responsabile fino alle lacrime, nelle sue monellate con gli amici?

Nessuno poi sa che fine abbia fatto l'uomo che non ritira le raccomandate da mesi da sotto la porta, e di cui però qualcuno conosce la sorte. E come farsi sfuggire l'occasione di andare a vedere come è fatto il criminale ammazza-bambini Daasa Elihu, che vive solitario e un po' ammattito in mezzo ai campi?

Nei racconti di Kenaz la grazia arriva a scovarti proprio quando sei finito all'angolo, proprio attraverso la presenza di chi non rimane indifferente al tuo destino. E così, solo la maestra che ti ha osservato in silenzio alla tavola calda può accogliere la solitudine che ti ha spinto a vomitare la pitta intinta nell'hummus che hai consumato silenziosamente a una tavola calda, mentre tuo padre era troppo impegnato al telefono per farti compagnia.

Lei che “gli mise una mano sulla nuca, come per mandarlo a casa, e il calore di quel contatto che scorreva dal collo alle spalle e si diffondeva lungo tutta la schiena lo avvolse di una dolcezza che non aveva mai conosciuto. Lacrime di vero pianto stavano per sgorgargli dagli occhi e rigargli il viso. Ma all'ultimo si trattenne, si mosse e corse a casa”.

Yehoshua Kenaz
Appartamento con ingresso nel cortile
Giuntina
15 euro

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