Non molto lontano da qui: intervista a Massimo Cacciapuoti

cacciapuoti massimoBooksblog intervista oggi Massimo Cacciapuoti, di recente in libreria con Non molto lontano da qui, (Garzanti) di cui ci eravamo occupati giorni fa.

Massimo, secondo me in Non molto lontano da qui sei riuscito a raccontare la proverbiale crisi dei trentenni italiani saltando mucciniani luoghi comuni, o meglio spiegando cosa c'è dietro la “non voglia” di crescere, il non amare le scelte definitive, il non sentirsi mai abbastanza maturi per essere un noi. Era tua intenzione? A parte gli scherzi, quanto è frequente per un trentenne, secondo te, assomigliare a Giacomo Rossi senza neanche accorgersene?

"Secondo me tantissimo. In fondo era di questo che volevo parlare. Di una forma di immaturità collettiva e direi generazionale che discende da stati profondi dell’essere, che affondano nei rapporti familiari, in un mondo in cui l’istituzione famiglia sembra sfilacciarsi in una crisi irreversibile, e in una società che davvero sembra non offrire possibilità e futuro ai giovani. Hai colto perfettamente il senso nel romanzo quando citi “il non sentirsi maturi per essere un noi”. Credo questo manchi oggi nei trentenni: l’incapacità di costituire un noi. Un individualismo forte, radicato spesso in nevrosi freudiane o più semplicemente nel desiderio infinito di rimanere figli, liberi da vincoli e condizionamenti vari. Anche dall’amore"

C'è una poesia molto bella di Bukowski che mi è venuta in mente leggendo la storia di Giacomo, Il cuore che ride: “La tua vita è la tua vita...stai in guardia/ ci sono delle uscite/da qualche parte c'è luce”. E' qualcosa che mi fa pensare anche al titolo: in fondo la felicità è "non molto lontano da qui", anche se a volte “non riesci a viverla, forse neppure a vederla”. A cosa ti riferisci – se ti va di dircelo – nel titolo?

"Per dirla con Bukowski, è la luce che c’è da qualche parte. Perché sono sicuro che quella luce, da qualche parte c’è. Credo che tutti abbiamo avuto la nostra Alice che per un motivo o l’altro, magari per contingenze avverse della vita o anche per mancanza di coraggio ci siamo lasciati sfuggire. Ma questo vale anche per occasioni, opportunità o scelte compiute con superficialità e che poi si sono rivelate disastrose. Insomma, io a cosa mi riferisco per quanto riguarda la mia vita, non te lo dico, ma penso stiamo discutendo di universali!"

La storia di Non molto lontano da qui non è in fondo anche quella di uno che sopravvive alla propria giovinezza scegliendo di tornare indietro? Penso alla bellissima scelta di Giacomo di riavvicinarsi alla madre e la sorella, ad esempio. Al suo modo di non rovinare la sempreverde amicizia con la fedelissima Cristina.

Per Giacomo ritornare alla famiglia, alla madre e alla sorella, come pure tentare di realizzare le aspettative di suo padre, è un modo per riappropriarsi di una parte della propria giovinezza lasciata scorrere via senza viverla, ancora una volta per superficialità o immaturità. Giacomo non ha un vero, serio progetto di vita. Da eterno adolescente si abbandona alla corrente. Il ritorno consapevole all’interno della sua famiglia, ai suoi affetti originari, che non a caso avverrà a seguito della morte di suo padre, quindi sulla scia di una valanga di sensi di colpa, lo spingerà a formulare un progetto, un’ipotesi di futuro. Cristina è l’anello di congiunzione tra le due parti della sua vita.

Nel tuo romanzo ritroviamo la proverbiale crisi del maschio moderno nei confronti delle donne come Alice, “forte, decisa...una di quelle persone che sanno sempre cosa vogliono, dove andare, cosa chiedere e come”. Tu suggerisci che ormai la refrattarietà del maschio trentenne moderno a dire “noi” contagia anche le donne. Perchè secondo te?

"È contagiosa la debolezza del maschio trentenne moderno, la sua scarsa propensione verso scelte ferme, decise. Incontrovertibili. Di contro, le donne guadagnano e meritatamente terreno, occupano posizioni di prestigio e si sentono spiazzate. Non sanno che farsene di debolezze e indecisioni. Anche se in sostanza credo siamo dominati dagli stessi meccanismi mentali. È il concetto di amore eterno a essere in crisi".

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