Non molto lontano da qui, di Massimo Cacciapuoti

massimo cacciapuoti In Non molto lontano da qui, Massimo Cacciapuoti riesce a saltare i luoghi comuni sulla proverbiale crisi esistenziale dei “giovani adulti” trentenni o giù di lì; lontano da ogni mucciniana semplificazione su cosa significhi “non aver voglia di crescere”, “non riuscire a sentirsi una coppia, un noi” “non amare le scelte definitive” (che poi sono più o meno i grandi “nodi” su cui ruota l'immaturità cronica, secondo letteratura e arti varie, di chi è nato negli anni '70 e seguenti).

E' vero, Giacomo Rossi “non ha voglia di crescere” perchè “mi bastava semplicemente essere me stesso, con i miei miliardi di difetti...Volevo essere libero di scappare davanti alle difficoltà, senza dovermene per forza vergognare. Senza sentirmi rinfacciare le mie insicurezze”.

Però è anche vero che poi la voglia di crescere ti arriva, guarda un po', perché Giacomo grazie al dj Francesco scopre – come tutti, forse – che crescere significa solo trovare “la gioia infinita di andare da solo, in macchina, in treno, in aereo. Di partire, di perdermi”.

Giacomo Rossi, ammettiamolo, usa la sua casa super accessoriata e tecnologica come una “tana”. Però ama anche la quiete dell'off line, e rifugiarsi nelle sue solitudini per trovare forse una via di salvezza nelle “piccole cose”, che poi è proprio in quelle che, a ripensarci, stava la felicità, anche se “non riuscivi a viverla, e forse neppure a vederla”, all'epoca.

Il romanzo si legge piacevolmente come un tipico lad lit, ma è denso di domande ad ogni pagina: per usare un paragone gastronomico fresco e forte come l'assenzio, denso come il latte, ovvero esattamente il sapore che a me personalmente ha lasciato in bocca dopo averlo letto. Perchè le domande che che ci “beviamo” nella scorrevole lettura della storia di Giacomo Rossi (per un terzo figlio modello, per un terzo Giak Ross - dj internazionale, e infine ragioniere “pentito”) sono parecchie.

Per esempio la difficoltà, semplicemente, di lasciarsi amare, anche se sei innamorato. La voglia di scrivere "la frase perfetta". O l'ibernazione affettiva che devi superare – magari recuperando il rapporto con i tuoi genitori e i tuoi fratelli – per riuscirci.

E ancora il fatto che (“un po' ci credo”, dice lui) “la famiglia è un sacramento...e un figlio è il più grande processo irreversibile che esiste al mondo” e che a volte tutto sta solo nel non vergognarti di essere "buono" in un mondo spietato. Sta nel fatto di capire che amare non è solo stare attenti a non ferirsi l'uno con l'altra.

E la (proverbiale) “guerra dei sessi” che (proverbialmente) mette in fuga il maschio moderno? Forse consiste nel sentirsi spiazzati da una come Alice, “forte, decisa...una di quelle persone che sanno sempre cosa vogliono, dove andare, cosa chiedere e come”. Capendo, al contempo, quanto sia stato prezioso quel giorno il suo gesto di ripararsi dietro la tua spalla per evitare gli spruzzi di salsedine - una delle rare occasioni in cui ha scelto di aggrapparsi a te.

M. Cacciapuoti,
Non molto lontano da qui
Garzanti
17,60 euro

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