Esce a gennaio per Einaudi Fantasmagonia, il nuovo libro di racconti di Michele Mari

einaudi, in evidenza, libri da leggere, libri imperdibili, michele mari, raccontiPer quanto mi riguarda è già la notizia dell'anno: il 24 gennaio uscirà nella collana Supercoralli il nuovo libro di racconti di Michele Mari, dal titolo Fantasmagonia. A distanza di un anno e mezzo dal suo ultimo romanzo, Rosso Floyd, Mari, dunque, ritorna in libreria, questa volta però con una raccolta di racconti (la cui cover che vedete è completamente inventata ci è stata inviata in anteprima da Einaudi). Anche questa è una notizia, anche perché erano quasi tre lustri - Tu, sanguinosa infanzia era uscito nella sua prima edizione nel 1997 - che Mari non dedicava un intero volume alla narrativa breve.

I lettori assidui di Booksblog certamente non posso dire di non aver mai sentito parlare di Michele Mari. Anche se mai lo hanno letto, infatti, avranno certamente notato la quantità di post che ho dedicato alle sue opere. La stiva e l'abisso, Filologia dell'anfibio, Tutto il ferro della torre Eiffel, Rosso Floyd, I demoni e la Pasta sfoglia. Ognuna delle sue opere e attraversata e permeata da una stessa vena fantastica ossessiva e sanguinolenta.

C'è una splendida frase con cui Mari stesso inaugura I demoni e la pasta sfoglia che ci aiuta a capire di che pasta è fatto questo scrittore:

céline, Gadda, Gombrowicz, Kafka, Borges, Conrad, Canetti, Manganelli, Perutz, Melville, Landolfi, Maupassant: Molti dei nostri scrittori prediletti sono degli ossessi. Ossessione è da assedio, ma il suo nome scientifico, anancasma, è da destino, ananke. Scrittori al servizio della propria nevrosi, pronti ad assecondarla e a celebrarla: scrittori che hanno nell'ossessione non solo il tema principale (e insieme il metodo con cui anche la più semplice esperienza è assottigliata in pasta sfoglia verbale), ma l'ispirazione stessa, sì che nessuna interpretazione mi pare fuorviante come quella che ne riconduce l'opera a un intento salvifico, quasi la scrittura sia solo un surrogato della pratica psicoanalitica. Al contrario, è proprio scrivendo che essi finiscono per consegnarsi inermi agli artigli dei demoni che li signoreggiano, finché, posseduti, essi diventano quegli stessi demoni.

E il bello è che anche Mari, soprattutto Mari, è così. E a dimostrarlo è anche questo suo ultimo Fantasmagonia, almeno dai pochi frammenti che si riescono a carpire sulla rete e che parlano ancora una volta di una fantasia nera e visionaria che gioca con i moduli e i personaggi della storia letteraria, che si alimenta di mostri, di fantasmi, di ossessioni.

Come da sempre ci ha abituati Michele Mari, il risultato finale è - ne sono certo, prima ancora di averlo letto - un libro-universo e, nello stesso tempo, labirinto, dal quale il lettore riemerge con l'esatta percezione del mondo e della letteratura di Mari, una percezione che fatica a distinguere i confini tra ciò che è realtà e ciò che è finzione, lasciando intravedere la drammatica possibilità che, forse, tra le due, il confine non esiste.

Cito quasi a memoria, da Tutto il ferro della torre Eiffel:

Tu la vedi, questa cosa, e ridi: ma è un pianto; e dici: se la letteratura genera questo, è questo, la letteratura. Ed è la vendetta del mondo, perché la letteratura che non si difenda dal mondo cos'è, se non mondo? E il mondo è qui polimero fuso: ma fuso a forma di letteratura, così, volessimo uscire, sappiamo che non si può, nemmeno ogni tanto.

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