Cinque consigli a un giovane scrittore da Haruki Murakami

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Probabilmente molti di voi avranno già provato, ma se cercate su google la stringa "Scuole di scrittura creativa" vi ritrovate di fronte a una lista di unmilionequattrocentosessantamila risultati, 1.460.000, per dirlo a numeri, che forse fa più impressione. Scuola Omero, Scuola Holden, Giulio Mozzi, Raul Montanari, Gotham Writers, Lanterna Magica, sono questi i nomi che riempiono la prima delle n pagine di risultati (con n tendente all'infinito).

Le scuole di scrittura creativa, insomma, vanno alla grande. Un po' perché sono il metodo principale che molti scrittori hanno per tirare a campare, un po' perché al mondo tutti vogliono fare gli scrittori e nessuno ha abbastanza tempo, costanza, ostinazione e ossessioni per diventarlo da solo. Ma se pensate che questa sia una dinamica prettamente contemporanea, prendereste una gran cantonata. Scriveva infatti Leopardi nel pensiero XX, parlando del vizio di ammorbare il prossimo leggendo i propri componimenti:

oggi, che il comporre è di tutti, e che la cosa più difficile è trovare uno che non sia autore, è divenuto [il suddetto vizio] un flagello, una calamità pubblica, e una nuova tribolazione della vita umana.

Bene, appurato che il voler essere tutti scrittori non è questione contemporanea, veniamo al sodo. E' parere di alcuni dei più grandi scrittori del Novecento che le scuole di scrittura creativa siano utili tutt'al più per fare nuove conoscenze, non certo per imparare a scrivere. In un'intervista che facemmo qualche anno fa a Michele Mari, proprio su questa questione ci disse:

“Prima passate tutta l’infanzia e tutta l’adolescenza a leggere la letteratura di mezzo mondo e poi vedete se vi viene voglia di entrare nello stesso arengo e cimentarvi con gli autori che avete amato”

Leggere, leggere, leggere. Questa è la ricetta per imparare a scrivere, da che mondo è mondo. A questo proposito, per ritornare alla notizia che mi ha spinto a cominciare questo articolo, vi vorrei sottoporre un interessante post scritto da Jason Boog. Si intitola How to write like Haruki Murakami e, attraverso alcune frasi tratte dalla copia stampa di 1Q84, il nuovo libro del giapponese che uscirà tra qualche settimana, propone una piccola ricetta in cinque punti per scrivere come Murakami.

Eccola qua:

1. Scrivere semplicemente ma con molta cura: “La scrittura sembrava apparentemente semplice, ma una lettura attenta rivelava il fatto che fosse calcolata e costruita con estrema cura.”

2. Rimuovere ogni parola che non è necessaria: “Nessuna delle sue parti era troppo ricca, ma nello stesso tempo tutte avevano tutto ciò che era necessario.”

3. Focalizzarsi sulle descrizioni realistiche: “Le espressioni metaforiche erano ridotte al minimo, ma le descrizioni rimanevano vivide e ricche.”

4. Toccare tematiche oscure: “Una particolare oscurità pervadeva il suo stile... assomigliava a una di quelle fantastiche storie per bambini, eppure, nascosta in profondità, scorreva qualcosa di potente e di oscuro.”

5. Scrivere una prosa musicale: “Soprattutto lo stile aveva una straordinaria musicalità. Anche senza leggerlo ad alta voce, il lettore avrebbe riconosciuto la sua profonda sonorità.”

Via | GalleyCat
Foto | Flickr

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