Tre libri per ricordare Vasco Pratolini nel centenario della nascita

Ricorre oggi il centenario della nascita di Vasco Pratolini, ritenuto uno dei più grandi scrittori italiani del secondo Novecento.

a:2:{s:5:"pages";a:2:{i:1;s:0:"";i:2;s:46:"Tre opere per conoscere meglio Vasco Pratolini";}s:7:"content";a:2:{i:1;s:1807:" Tre libri per ricordare Vasco Pratolini nel centenario della nascita

Cent’anni fa, il 19 ottobre 1913, nasceva a Firenze Vasco Pratolini, considerato uno dei maggiori scrittori italiani del secondo Novecento. Secondo la critica alcuni suoi racconti e romanzi rappresentano il momento migliore della tradizione realista e, in parte, neorealista.

Da ragazzo Vasco Praolini ha svolto i lavori più disparati, tra cui tipografo, venditore ambulante e barista. Ha studiato da autodidatta, iniziando con la lettura di Dante quindi Alessandro Manzoni e poi via via Jack London e Charles Dickens. Collbaoro con le riviste più importanti del suo tempo e, dopo tanta gavetta, fondò e diresse, con Alfonso Gatto, la rivista Campo di Marte, uno dei giornali più rappresentativi della stagione ermetica.

È parte attiva nella Resistenza e dopo la guerra si trasferisce a Napoli, dove vive sino al 1951. Lavora come giornalista e collabora alla sceneggiatura di alcuni film che sono diventati famosi, come Paisà di Roberto Rossellini, Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti, Le quattro giornate di Napoli di Nanni Loy.

Nel 1951 tornò a Roma, dove ha poi sempre vissuto ed è morto nel 1991.

Il romanzo Metello (1955) è il primo della trilogia Una storia italiana che comprende Lo scialo (1960; rielaborato nel 1976) e Allegoria e derisione (1966). Oltre a Metello, tra le altre sue opere importanti sono Cronaca familiare e Cronache di poveri amanti, entrambe pubblicate nel 1947.

Molte sono le iniziative che si stanno tenendo in questi giorni per ricordare Vasco Pratolini, soprattutto a Firenze.

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Tre opere per conoscere meglio Vasco Pratolini


Tre libri per ricordare Vasco Pratolini nel centenario della nascita

Cronache di poveri amanti è ambientato quasi del tutto in via del Corno che è troppe cose per essere solo una strada: in quei cinquanta metri privi di marciapiedi e di interesse, esclusi dal traffico e dalla curiosità, ci si può imbattere nel meglio e nel peggio del mondo, in cuori e cervelli malati di ossessioni e desideri, ma soprattutto nell'autenticità di un gruppo di persone che usa dire "noi". Via del Corno "è tutta udito", e anche quando le finestre sono chiuse, le vicende, le rivalità, gli amori di uomini e donne si intersecano, si mischiano, trapassano da muro a muro. Finché, inevitabilmente, si confondono con il secolo e i suoi eventi: il Duce, il regime, la violenza politica, la repressione. Pratolini diceva che via del Corno - e lui la conosceva bene, per averci abitato da ragazzo - era la sua Aci Trezza, la sua epica popolare.

"Questo libro non è un'opera di fantasia. È un colloquio dell'autore con suo fratello morto. L'autore, scrivendo, cercava consolazione." Inizia così Cronaca familiare, l'opera più intima di Pratolini, dedicata al difficile rapporto con il fratello perduto. Orfani di madre, i due bambini vengono presto separati: Vasco resta nell'umile casa paterna, Dante cresce nella dimora del Barone dove, ribattezzato Ferruccio, vive come "in un acquario - senza sbucciature ai ginocchi, senza segreti né scoperte". Ancorati a mondi troppo distanti, divisi da rancori sempre più indicibili i fratelli restano due estranei. Finché, alla morte del Barone, Ferruccio deve lasciare il mondo dorato che lo aveva risucchiato per capriccio e l'argine che ha tenuto separati lui e Vasco crolla. Con esiti imprevedibili e drammatici.

In Metello, Vasco Pratolini ci racconta di Metello Salani che nasce nel rione popolare di San Niccolò e, anche se si trasferisce quasi subito a vivere in campagna con gli zii, non dimentica la sua città d'origine. Lì è morto suo padre, annegato in Arno. Lì riconosce le sue radici. E lì fa ritorno non appena gli riesce, a soli quindici anni, in cerca di lavoro e fortuna. Sotto l'ala protettrice di Betto, il vecchio anarchico che gli farà da padre, Metello inizia a lavorare come muratore nei cantieri edili e si avvia a un apprendistato non solo nel mestiere, ma anche nella vita: muove i primi passi nel movimento sindacale, incontra Ersilia, si innamora, conosce il carcere e la lotta politica, sperimenta la tentazione e il tradimento. Questo l’incipit del romanzo:

Metello Salani era nato a San Niccolò, ma fino ai quindici anni, non vi aveva mai abitato. La sua famiglia era di quel Rione, e ciascuno ha le discendenze che si ritrova. Suo padre, renajolo, era stato anarchico e tutti, tra piazza de' Mozzi e la Colonna, l'avevano conosciuto per la sua bassa statura e il suo pugno proibito. Lo chiamavano Caco, e non perché quella gente sapesse di mitologia, ma per via del gruppo di Bandinelli ch'è sotto Palazzo Vecchio, e per dire ch'era uno che soltanto un Ercole l'avrebbe potuto castigare.

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