José Saramago. Un ritratto appassionato

José Saramago. Un ritratto appassionatoUn plauso alle edizioni L'asino d'oro per aver pubblicato in italiano José Saramago. Un ritratto appassionato di Armando Baptista-Bastos. Il testo originale – con il titolo José Saramago. Aproximação a um retrato - risale al 1996.

Il libro è composto da tre parti (L'isola ardente, Conversazione a Lanzarote, La mano felice). L'edizione italiana è arricchita da una prefazione di Pilar del Río, da alcune testimonianze di accademici su Saramago e da una dettagliata nota biografica del Premio Nobel, deceduto nel giugno del 2010.

La parte più interessante, a mio modo di vedere, è la Conversazione a Lanzarote: una sorta di dialogo/intervista di Baptista-Bastos con José Saramago, svoltasi nell'isola di Lanzarote in cui Saramago viveva per scelta. La conversazione è avvenuta prima dell'assegnazione del Nobel a Saramago e offre un interessante punto di vista su quello che lo scrittore pensava di sé e su quello che gli altri pensavano di lui. Ci sono, poi, alcuni passaggi che ci fanno avvicinare al Saramago uomo e scrittore e che squarciano un po' il velo sul suo modo di sentire e lavorare.

Gli chiede, per esempio, Baptista-Bastos:

I tuoi lavori obbediscono a una pianificazione del talento? Sai già quanto scriverai? Per esempio “oggi scriverò dieci ore”, oppure fai come Hemingway che si fermava quando le cose gli venivano troppo bene, perché non si fidava della facilità?

E Saramago risponde:

Mi fermo. Non da sempre, anche se non mi sono mai dedicato alla scrittura per troppo tempo senza interruzione, vale a dire stare lì a scrivere per cinque o otto ore di fila. In questo periodo, magari per un certo bisogno di unire insieme il piacere di vivere dove sto e quindi il fascino del fuori, la campagna, il cielo, il mare, tutta roba da cui sono attratto di continuo, riesco a conciliare questa seduzione con il bisogno di portare avanti il lavoro. In questo periodo mi costringo a scrivere non più di due pagine al giorno. Qualunque cosa succeda, alla fine della seconda pagina mi fermo – e potrei continuare perché ho l'argomento saldamente in mano e va tutto benissimo. Mi fermo e lascio lì per il giorno dopo. Due pagine possono sembrare poche, ma si potrebbe rispondere che due pagine al giorno per un anno alla fine ne fanno quasi ottocento.

Saramago parla anche del successo e, sempre su sollecitazione di Baptista-Bastos, afferma che era conscio che i suoi testi piacessero:

Non credo esistano autori di successo talmente scettici da arrivare al punto di dire: “Dev'essere un errore”. Il successo ha cominciato ad arrivare con Una terra chiamata Alentejo e poi, in maniera maggiore, con Memoriale del convento: erano due buoni romanzi e io lo sapevo. Insomma, se critica e lettori li avevano accolti con favore, ho ensato che se fosse stato un errore dovevano essersi sbagliati in tanti.

E, notando che proprio questi due romanzi erano stati rifiutati da diversi editori, chiosa simpaticamente:

Credo che oggi qualche editore si stia mangiando le mani.

Il sottotitolo italiano (Un ritratto appassionato) a differenza di quello originale portoghese (che potremo tradurre con Quasi un ritratto) rende molto bene lo spirito che aleggia in queste pagine: la passione, tanto di José Saramago che di Armando Baptista-Bastos. Due uomini che, per dirla con Pilar del Río,

erano dei saggi. Insieme hanno attraversato parte di un secolo convulso, il Novecento, insieme sono cresciuti fino a raggiungere una statura che ha consentito loro di vedere cose che altri non intuivano neppure. Erano, sono, due voci autorevoli.

[Armando] Baptista-Bastos
José Saramago. Un ritratto appassionato
premessa di Pilar del Río
traduzione di Daniele Petruccioli
L'asino d'oro, 2011
ISBN 978-88-6443-064-5
pp. 162, euro 15

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