In morte di Ida Macheria

Ida Macheria

Ida Macheria è morta da meno di una settimana. Cinque lunghi giorni che le sue spoglie riposano nel cimitero ebraico del Verano, ma sua bara è stata fatta passare per il ghetto, per non dimenticare quella parte della sua vita che la segnò così profondamente da non abbandonarla mai. Aveva 82 anni, era nata a Trieste da una famiglia originaria di Corfù, sterminata in gran parte nei campi di concentramento. La sorella Stellina le rimase accanto anche nell'orrore e resta forse uno dei pochi spiragli di speranza nelle parole della Macheria, raccolte nel libro Non perdonerò mai che invitano ad un ricordo stritola d'amarezza per la precisione di particolari:

La Judenrampe! Il caos, il terrore, l’anticamera dell’inferno. Credo che non ci saranno mai parole sufficienti e tali da poterci fare capire, e da parte mia da rendere benché minimamente comprensibile, ciò che accadeva su quel binario. Si potrà mai capire cosa e con quale violenza scuotesse l’animo dei deportati al loro arrivo sulla Rampa degli Ebrei? No, non bastano tutte le parole che conosciamo, tutte le parole del mondo. Scese, anzi meglio, saltate dal carro bestiame, ci trovammo in un girone allucinante di suoni, di grida, di urla. In una lingua dura, feroce, incomprensibile. I tedeschi, le SS urlavano ordini che nessuno capiva, su tutti grandinavano botte e bastonate, i cani, tanti cani abbaiavano, latravano eccitati e infuriati. Digrignando i denti, cercando di aggredire noi poveretti in preda al panico. Un po’ le SS li trattenevano, un po’ li aizzavano. Tutti, e noi tra loro, cercavamo con occhi smarriti di trovare i nostri cari, il padre, la madre, i fratelli. Sempre tra urli e bastonate ci fecero lasciare sulla rampa i nostri fagotti, le nostre valigie. Guai cercare di tenere con sé qualcosa, anche la più piccola cosa. A botte e spintoni, senza alcun riguardo per niente e per nessuno, ci fecero disporre in due file. Ci prepararono per la selezione. In una colonna gli uomini, nell’altra le donne con i bambini. Stellina e io eravamo con la mamma. Lentamente le due file avanzavano verso un ufficiale tedesco, una SS glaciale nella sua indifferenza che, a volte quasi con aria annoiata, indicava con un frustino a ciascuno se andare alla sua destra o alla sua sinistra. Il suo sguardo non pareva nemmeno vederci. Era Mengele, il medico selezionatore, l’angelo della morte.

Nella sua memoria le umiliazioni subite erano stampate indelebili e quella fame che si attaccava addosso, talmente forte da spingerla a sognare cibi insieme ai suoi compagni di prigionia, quasi a parlarne per sopravvivere. Ida pensava spesso alla cioccolata ed è proprio una cioccolateria ad essere diventata la sua attività professionale. Stasera alle 23.30, l'omaggio di Speciale TG1 attraverso il documentario di Roberto Olla sulla drammatica vicenda, che sarà introdotto da un filmato (realizzato nel settembre di quest'anno) alla Judenrampe di Birkenau e dedicato all'ultimo desiderio espresso da Ida Macheria.

Via | salvatoremarescaserra.wordpress.com

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