Caso Wikipedia: sul DDL intercettazioni e sui suoi possibili effetti sul nostro lavoro

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L'universo (che altri chiama la Biblioteca) si compone d'un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere. Da qualsiasi esagono si vedono i piani superiori e inferiori, interminabilmente. La distribuzione degli oggetti nelle gallerie è invariabile. Venticinque vasti scaffali, in ragione di cinque per lato, coprono tutti i lati meno uno; la loro altezza, che è quella stessa di ciascun piano, non supera di molto quella d'una biblioteca normale. Il lato libero dà su un angusto corridoio che porta a un'altra galleria, identica alla prima e a tutte. A destra e a sinistra del corridoio vi sono due gabinetti minuscoli. Uno permette di dormire in piedi; l'altro di soddisfare le necessità fecali. Di qui passa la scala spirale, che s'inabissa e s'innalza nel remoto. Nel corridoio è uno specchio, che fedelmente duplica le apparenze. Gli uomini sogliono inferire da questo specchio che la Biblioteca non è infinita (se realmente fosse tale, perché questa duplicazione illusoria?), io preferisco sognare che queste superfici argentate figurino e promettano l'infinito...

Forse sarà ingenuità o lirismo, ma di sicuro non è fantascienza pensare che dietro al concepimento di queste righe, che Jorge Luis Borges scrisse sul Mar de la Plata nel lontano 1941, ci sia stata in qualche modo una visione, nitida o meno, di questo nostro futuro internettiano e, magari, anche di Wikipedia.

E' proprio vero che spesso la realtà supera la fantasia, anche la più fervida. Nemmeno l'incredibile immaginazione di Borges è riuscita infatti a inventarsi una storia come quella che stiamo vivendo in queste ore. Da ieri, infatti, ci ritroviamo a fare i conti con l'ennesimo primato tutto italiano: siamo il primo paese i cui wikipedisti hanno deciso di oscurare il proprio immenso lavoro per protestare contro una legge assurda, promossa da un governo che per salvare il re è pronto a mandare a morte tutti i suoi sudditi.

La legge in questione è il famosissimo DDL Intercettazioni, un decreto legge che al suo interno contiene uno dei punti più bassi della partitocrazia italiana - di chiamarla democrazia ci siamo stufati - ovvero il Comma 29 che afferma:

Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono

In base a questo codicillo infimo, scrivono i wikipediani, «chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l'introduzione di una "rettifica", volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti».

Tradotto in due parole: è la morte dell'informazione, dell'opinione e della critica. Gli effetti che questa legge potrà avere sulla blogosfera sono incalcolabili. Facciamo un esempio che potrebbe riguardare anche noi di Booksblog: se un domani dovessi scrivere in una recensione che il libro di Tal dei Tali è un brutto libro perché mal costruito, piatto, inutile, noioso o quant'altro, il signor dei Tali potrebbe tranquillamente chiedermi di rettificare il mio giudizio perché lo ritiene diffamante e offensivo.

Risultato? Se non correggo la mia recensione invertendo il mio giudizio rischio - io e il blog per il quale scrivo - una pesante ammenda. E per che cosa? Per avere detto ciò che penso. Dov'è finita la libertà di espressione in questo paese, è la domanda che si fanno un po' tutti. Ma io vorrei andare un attimo più in là e mi chiedo: dov'è finito il nostro amor proprio? Cosa devono arrivare a farci per costringerci a reagire?

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