Le porte della percezione di Aldous Huxley

Le porte della percezione

Rileggere Le porte della percezione del britannico Aldous Huxley è come una specie di ritorno alle radici delle imposizioni del vivere quotidiano. Padre spirituale del movimento hippie, ispiratore dei Doors, sperimentatore di allucinogeni, scrittore, pacifista e quant'altro. Sicuramente noto soprattutto per il suo famoso "viaggio" supervisionato dallo psichiatra Humphry Osmond, che darà origine proprio al saggio in questione, una descrizione degli effetti della mescalina con successiva analisi, contenuta nel prosieguo Paradiso e Inferno. Quello che stupisce è proprio il paragone tra gli stati dell'alterazione mentale e le caratteristiche intrinseche della visione artistica. Proprio coloro che sono dotati di una sensibilità eccezionale per le forme riescono infatti a scorgere naturalmente dei particolari normalmente invisibili ai più, come accade ad Huxley con le pieghe del suo pantalone:

Ma questa non è tutta la storia. I drappeggi, come ho scoperto ora, sono molto più che espedienti per la introduzione di forme non rappresentative nella pittura e nella scultura naturalistiche. Ciò che noialtri vediamo solo sotto l'influenza della mescalina l'artista è congenitamente attrezzato a vedere sempre. La sua percezione non è un limite a ciò che è biologicamente o socialmente utile. Un po' della conoscenza appartenente al Intelletto in Genere supera la valvola di riduzione del cervello e dell'Io e arriva alla sua coscienza. E' la conoscenza del significato intrinseco di ogni essere. Per l'artista come per il consumatore di mescalina, i drappeggi sono geroglifici viventi che si ergono in maniera particolarmente espressiva per l'insondabile mistero del puro essere. Ancora più della sedia, se bene meno forse di quei fiori assolutamente soprannaturali, le pieghe dei miei calzoni di flanella grigia erano sature di "essenza". A che cosa dovessero questa condizione privilegiata, non saprei. Forse perché le forme di drappeggi pieghettati sono così strane e drammatiche da conquistare l'occhio e in questo modo forzano all'attenzione il fatto miracoloso dell'esistenza pura? Chi sa? Ciò che conta è meno la ragione dell'esperienza che l'esperienza stessa. Fissando le gonne di Giuditta il Più Grande Emporio del Mondo, appresi che Botticelli - e non solo Botticelli, ma anche molti altri - aveva guardato i drappeggi con gli stessi occhi trasfigurati e trasfiguranti dei miei quella mattina. Essi avevano visto l'Istigkeit, il Tutto e l'Infinito nelle pieghe degli abiti e avevano fatto del loro meglio per renderlo in pittura o in pietra. Necessariamente, e fuori dubbio, senza riuscirvi. Poiché la gloria e la meraviglia dell'esistenza pura appartengono a un altro ordine che anche l'arte più alta non ha il potere di esprimere. Ma nella gonna di Giuditta potrei vedere chiaramente ciò che, se fossi stato un pittore di genio, avrei potuto fare dei miei vecchi calzoni di flanella. Non molto, sa Iddio, in paragone con la realtà, ma abbastanza per far loro comprendere almeno un poco del vero significato di ciò che nella nostra patetica imbecillità chiamiamo "mere cose" e trascuriamo preferendo la televisione.

Il cervello dello scrittore sottoposto alle privazioni di glucosio causate dalla mescalina, interrompeva la sua normale attività di filtro rispetto alla massa delle sensazioni provenienti dall'esterno che, immediatamente trasportate ai recettori neuronali, lo immergevano in flussi immensi di sovrapposizioni sensoriali percepite con una forza e una nitidezza inaspettate. Vera "valvola riduttrice delle esperienze" l'organo agisce come moderatore, scartando tutta quella parte che oltre a non essere necessaria al normale svolgersi delle funzioni vitali, potrebbe rivelarsi persino dannosa sommergendole con la sua disarmante vividezza. Non è così quando tali freni sono inibiti, ecco allora scatenarsi un fluire folle di fortissimi stati d'animo che si riflettono e si nutrono delle disposizioni corporee.

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