Pablo Neruda, tre sue poesie per ricordarlo nell'anniversario della morte

In occasione del quarantesimo della morte di Pablo Neruda, vi proponiamo tre sue poesie per ricordarlo.

Pablo Neruda, tre sue poesie per ricordarlo nell'anniversario della morte

Quarant’anni or sono moriva Pablo Neruda: era il 23 settembre 1973. Due anni prima, Neruda aveva vinto il premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione:

per una poesia che con l'azione di una forza elementare porta vivo il destino ed i sogni del continente

Nel Memoriale di Isla Negra (1964), il poeta descrive quel fondamentale momento che è la vita di un poeta e cioè la folgorazione dell’essere cercati dalla poesia. Scrive Pablo Neruda:

Accadde in quell'età... La poesia
venne a cercarmi. Non so da dove
sia uscita, da inverno o fiume.
Non so come né quando,
no, non erano voci, non erano
parole né silenzio,
ma da una strada mi chiamava,
dai rami della notte,
bruscamente fra gli altri,
fra violente fiamme
o ritornando solo,
era lì senza volto
e mi toccava.
Non sapevo che dire, la mia bocca
non sapeva nominare,
i miei occhi erano ciechi,
e qualcosa batteva nel mio cuore,
febbre o ali perdute,
e mi feci da solo,
decifrando
quella bruciatura,
e scrissi la prima riga incerta,
vaga, senza corpo, pura
sciocchezza,
pura saggezza
di chi non sa nulla,
e vidi all'improvviso
il cielo
sgranato
e aperto,
pianeti,
piantagioni palpitanti,
ombra ferita,
crivellata
da frecce, fuoco e fiori,
la notte travolgente, l'universo.
Ed io, minimo essere,
ebbro del grande vuoto
costellato,
a somiglianza, a immagine
del mistero,
mi sentii parte pura
dell'abisso,
ruotai con le stelle,
il mio cuore si sparpagliò nel vento.

Alla tristezza


Pablo Neruda, tre sue poesie per ricordarlo nell'anniversario della morte

Si pensa spesso che i poeti siano persone un po’ fuori dal mondo che riescono sempre a trovare il bello in ogni cosa. E invece Neruda ci parla della tristezza che avvolge il poeta: nella raccolta Pieni poteri (1962), Neruda si interroga profondamente sull’infelicità che lo avvolge.

Tristezza, ho bisogno
della tua ala nera,
c'è troppo sole, troppo miele nel topazio,
ogni raggio sorride
sui prati
e tutto è luce rotonda intorno a me
e tutto, in alto, è come un'ape elettrica.
Perciò
la tua ala nera
dammi,
sorella tristezza:
ho bisogno che si estingua qualche volta
lo zaffiro e che cada
l'obliquo rampicante della pioggia,
il pianto della terra:
voglio
quel tronco spezzato nell'estuario,
la vasta casa buia
e mia madre
che cerca
paraffina
per riempire il lume
finché la luce
non esalava l'ultimo respiro.

La notte era lenta a venire.
Il giorno scivolava
verso il suo cimitero provinciale
e fra il pane e l'ombra
ricordo
me stesso
alla finestra che guardavo ciò che non era,
ciò che non succedeva,
e un'ala nera d'acqua che calava
su quel cuore che lì forse
ho scordato per sempre, alla finestra.
Ora, rimpiango
quella luce nera.

Dammi il tuo lento sangue,
pioggia
fredda,
dammi il tuo volo attonito!
Al mio petto
rendi la chiave
della porta chiusa,
distrutta.
Per un minuto, per
una breve vita,
toglimi luce e lascia
che mi senta sperduto e miserabile,
che tremi tra le fibre
del crepuscolo,
che riceva nell'anima
le mani
tremebonde
della
pioggia.

O terra, aspettami!


Pablo Neruda, tre sue poesie per ricordarlo nell'anniversario della morte

Sempre dal Memoriale di Isla Negra riportiamo una poesia che ha per titolo O terra, aspettami! in cui leggiamo di un Neruda ansioso di “imparare a tornare così dal profondo”.

Riportami, o sole,
al mio destino agreste,
pioggia del vecchio bosco,
riportami il profumo e le spade
che cadevano dal cielo,
la solitaria pace d'erba e pietra,
l'umidità dei margini del fiume,
il profumo del larice,
il vento vivo come un cuore
che palpita tra la scontrosa massa
della grande araucaria.

Terra, rendimi i tuoi doni puri,
le torri del silenzio che salirono
dalla solennità delle radici:
voglio essere di nuovo ciò che non sono stato,
imparare a tornare così dal profondo
che fra tutte le cose naturali
io possa vivere o non vivere: non importa
essere un'altra pietra, la pietra oscura,
la pietra pura che il fiume porta via.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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