Le librerie, molto più che negozi. Quella di Notting Hill rischia la chiusura

notting hill Ce la ricordiamo per la celebre scena della dichiarazione d'amore di Julia Roberts a Hugh Grant nel film Notting Hill. In realtà, the Travel Bookshop, realmente esistente nel quartiere chic di Londra, a un passo da Portobello, era stata ricreata artificialmente in studio, appositamente per il film.

In ogni caso, dopo il film la libreria era divenuta meta di pellegrinaggio di turisti ma, soprattutto, Travel Bookshop era un ritrovo per poeti e scrittori inglesi e non. Tanto che proprio loro si sono inventati un modo geniale per venire in soccorso del calo di vendite.

Ovvero, letterati e poeti hanno offerto di lavorare gratis in libreria per un giorno alla settimana ciascuno, sperando di alleviare i costi del titolare e di creare afflusso di pubblico, soprattutto (visto che i figli hanno deciso di non seguire la sua venticinquennale carriera).

Ma perchè, mi sono chiesta, non facciamo caso alla chiusura quotidiana di tantissimi negozi (a Roma, dove abito, un migliaio dall'inizio dell'anno) e invece ci sentiamo così toccati dal fatto che una libreria chiuda le saracinesche? Perchè le librerie sono sempre più una “specie in via di estinzione”, e perchè non sono semplici negozi.

Sono “varchi”, nella mia immaginazione, visto che ogni volta che ci entri può capitarti qualcosa di diverso: i ricordi che possono regalarti cambiano a seconda dei diversi autori con cui fai conoscenza, delle chiacchiere che scambierai col libraio, degli stati d'animo che avevi quella volta che ci sei entrata per disperazione dopo essere stata mollata, magari (come è successo a me).

Anche questa è un po' “magia”, ovvero sospensione dell'ordinario, della dimensione “reale” in cui siamo immersi appena prima di entrare, e che ci lasciamo alle spalle con uno sfogliare di pagina.

Foto | Flickr

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