Solite profezie di sventura: "entro 25 anni addio al mestiere dello scrittore"

the guardian

Barnes and Nobles rileva che attualmente vende più libri digitali che libri di carta di ogni formato. Amazon... vende 242 ebooks ogni 100 libri cartacei. (...) Attualmente il 78 per cento di ciò che leggono gli appartenenti della generazione Y (i figli dei baby boomers) è in digitale, e gratis. I libri di carta hanno perso una generazione...

Quella del titolo, in sintesi, la provocazione dello scrittore Ewan Morrison al festival letterario di Edimburgo, secondo cui entro 25 anni il libro cartaceo sarà surclassato da quello in digitale. Anzi, sparirà, ha sostenuto, citando i dati che ho inserito all'inizio del post.

E questo nonostante ammetta che da sempre tali profezie di sciagura siano esistite – irrealizzate – a partire da chi nel 1939 predisse che i nuovi “tascabili” Penguin avrebbero ridotto a niente l'industria del libro, e i vhs avrebbero decretato la fine del cinema.

“Il libro re-inventerà se stesso, come ha fatto sempre”, diranno alcuni. “Ma lasciamo da parte il tema della sopravvivenza del libro e chiediamoci: esisteranno ancora scrittori, fra 25 anni?” Ovvero, secondo Morrison,

“entro 25 anni la rivoluzione digitale porterà con sé la fine dei libri di carta – ha detto - Ma, ancora più importante, gli e-book e l'e-publishing significheranno la fine della professione dello scrittore”.

Questo perchè “gli ebook, in futuro, verranno scritti da esordienti, da gruppi, da entusiasti di materie specialistici...La rivoluzione digitale significherà che gli scrittori debbano offrire il loro lavoro per quasi niente, o gratis. La professione dello scrittore per soldi cesserà di esistere”.

Ma perchè si continuano a susseguire queste profezie di sventura sul futuro del libro? Io credo piuttosto sia necessario adottare l'ottica del “tutto si trasforma, niente si distrugge”, che ha sempre caratterizzato la storia dei mass media. Certo, il digitale è destinato ad abbattere costi del libro, ma davvero in futuro non esisteranno più “scrittori per passione” ma solo utenti specializzati e team (disposti peraltro a fornire gratis contenuti e sudore della fronte)?

E soprattutto, non esisterà più in noi la voglia di leggere un bel sano romanzo, magari ambientato in epoche storiche lontane, in cui si viveva felicemente anche off line?

Piuttosto, forse, se rimarrà in noi l'ancestrale bisogno di ascoltare storie, lo scrittore dovrà misurarsi con un rapporto sempre meno filtrato dalle case editrici (ma anche questo non è detto che avvenga in termini così assoluti) visto che "secondo le previsioni fra 10-15 anni i più grandi editori del mondo saranno Google, Amazon e Apple". Cosa ne pensate?

Via | Guardian

  • shares
  • Mail
4 commenti Aggiorna
Ordina: