Le più belle pagine d'amore. Kitty e Levin (Anna Karenina)

anna karenina Tutti noi amanti del romanzi di Tolstoj ci siamo sentiti di schierarci, dopo aver letto Anna Karenina, per una delle due principali storie d'amore intorno alle quali gira il romanzo: quella passionale (e nel finale auto-distruttiva) di Anna e Vronskj, e quella pacata, in sordina ma non meno romantica di Levin e Kitty - Kitty gli aveva rifiutato la sua mano perchè infatuata di Vronskj, ma poi Levin riesce a riconquistarla - di cui riporto uno fra i brani più belli.

E' quello che descrive i sentimenti dell'attesa di Levin alla vigilia del fidanzamento con la ragazza, che gli ha già detto di sì con un gioco cifrato durante una riunione di famiglia, la sera prima. Tolstoj vi trasferisce tutta l'impazienza di ogni innamorato corrisposto che non veda l'ora di baciare l'amata per la prima volta (e in questo caso, di sposarsi, visto che all'epoca fidanzamento e matrimonio erano solo due aspetti dell'unica questione).

Tutta quella notte e la mattina seguente Levin aveva vissuto inconsciamente e si era sentito del tutto fuori della vita materiale. Non aveva mangiato durante il giorno, non aveva dormito per due notti, aveva passato alcune ore, svestito, al gelo, e si sentiva non solo fresco e sano come non mai, ma come staccato completamente dal corpo; si moveva senza alcuno sforzo di muscoli e sentiva di poter fare qualsiasi cosa. Era sicuro che, se fosse stato necessario, sarebbe volato in cielo o avrebbe smosso l'angolo di una casa. Passò il resto del tempo in istrada, guardando continuamente l'ora e voltandosi di qua e di là.

E ciò che vide in quel momento non lo vide mai più. Bambini che andavano a scuola, colombi grigio-azzurri che volavano dal tetto sul marciapiede e ciambelle cosparse di farina, esposte da mani invisibili, lo commossero in modo particolare. Quelle ciambelle, quei colombi, i due bambini non erano di questa terra. In un solo attimo, uno dei bambini corse verso il colombo e guardò Levin sorridendo; il piccione starnazzò e volò via luccicando al sole fra i granelli di neve che tremavano nell'aria, e da una vetrina esalò odor di pane cotto al forno e le ciambelle furono esposte. Tutto questo insieme era straordinariamente bello, e Levin rideva e piangeva di gioia. Fatto un giro per il vicolo Gazetnyj e la Kislovka, tornò di nuovo in albergo, e dopo aver posto dinanzi a sé l'orologio, sedette, aspettando le dodici. Nella camera accanto parlavano di macchine e di una certa truffa e tossivano della tosse di prima mattina. Costoro non capivano che la lancetta dell'orologio si avvicinava alle dodici.

Le pagine sul "colpo di fulmine" di Levin, sulla sua percezione del matrimonio, di cosa significhi diventare "uno", dopo il fatidico passo, sono alcune fra le più belle dello splendido romanzo.

  • shares
  • Mail