Recensioni atipiche. La ricetta della felicità? Chiedila al guru Lucio A. Seneca

smile Pare che in questa ultima tranche estiva si siano moltiplicati i libri che ci invitano a interrogarci sul modo in cui raggiungere la felicità. Tanti i guru moderni che vogliono insegnarcela.

Ad esempio (cito in ordine sparso), Raffele Morelli con il suo La felicità è qui (Mondadori) oppure Paolo Gallina e La formula matematica della felicità, della stessa casa editrice, oppure Claudio Risè e Guarda, tocca e vivi. Riscoprire i sensi per essere felici (Sperling & Kupfer).

Ma perchè non dare invece un'opportuna chance di risalire la top ten dei best seller anche a un guru come Lucio Anneo Seneca (4 a.C - 65 d.C.) ? Il nome aulico non scoraggi, e non ci allontani dal suo pensiero, assolutamente controcorrente e per questo tanto più affascinante per chi ama le sfide dell'intelletto anche in questi tempi mentali così pigri.

"Cerchiamo un bene non apparente ma vero – è questa la provocatoria affermazione dell'autore - che sia costante e bello nella sua intima essenza...non i piaceri...che sono poca cosa e poco solidi (parva ac fragilia) e finiscono nel momento stesso in cui giungono al loro culmine...se ne vanno in un baleno, nello stesso momento in cui si consumano

Non sarà insomma – ci suggerirebbe il maestro Seneca, nel sua fondamentale La felicità, appunto - che non saremo mai felici se ci appoggiamo a insegnamenti morali dotati di ogni comfort, piacevolmente usa e getta, imperniati sul piacere come fonte prioritaria del benessere?

Perchè, continua coraggioso Seneca “chi corre dietro al piacere dimentica tutto il resto e in primo luogo trascura la propria libertà, mettendola al servizio del ventre; si vende, insomma, ai piaceri”. “Dobbiamo innanzitutto avere ben chiaro quello che vogliamo...non ascoltando lo strepito di voci discordi...” altrimenti “la nostra vita, già breve di per sè, si consumerà in questo andare errabondo, anche se c'impegniamo giorno e notte, animati dalle migliori intenzioni”.

Non sarà infatti che la felicità vera, umanissima, raggiungibile, si tenga ben alla lontana dal pensiero preconfezionato distribuito in comode miniporzioni dall'industria culturale? Perchè forse per iniziare a cercare la vera felicità bisogna guardare altrove, smettendo di seguire quello che sembra giusto alla massa.

“E' felice colui che giudica rettamente, è felice chi si accontenta della sua condizione, quale essa sia, e gode di quello che ha, è felice colui che imposta e regola su basi razionali la condotta di tutta la sua vita”, questa l'incredibile ricetta dell'autore. Come iniziare a cercare la felicità, però e - usando un termine sommamente desueto - la virtù?

Smettendo di seguire quello che sembra giusto alla massa. Che segue, per definizione, il comodo dominio dei propri istinti. “Sforziamoci dunque di vedere e di seguire non i comportamenti più comuni, ma cosa sia meglio fare, non ciò che è approvato dal volgo, pessimo interprete della felicità”.

Un credo di sferzante attualità, per chi ha orecchie per intendere.

Foto | Flickr

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: