Le luci nelle case degli altri, di Chiara Gamberale

gamberale"Perchè ci sono dei segreti da rispettare che ai fini della nostra serenità sono importanti quanto le cose di cui invece siamo a conoscenza", aveva sentenzato Tina, alla fine del suo resoconto. Per poi chiedermi, con quell'apprensione che trasforma le domande in preghiere..."Insomma, me lo prometti, piccolina, che non ti metti in testa strane idee?"
"Te lo prometto", avevo risposto
Chiaramente con "strane idee" si riferiva al desiderio di scoprire chi fosse mio padre.

Una lettura che consiglio a tutti, questa dell'ultima fatica di Chiara Gamberale, Le luci nelle case degli altri, romanzo uscito lo scorso anno, e che per me è stata una piacevolissima riscoperta estiva. Soprattutto per la capacità che Gamberale ha di raccontare nello scorrere dei capitoli il calvario di certe vite apparentemente banali - quelle dei condòmini dei cinque piani dello stabile di via Grotta Perfetta - e che riescono ad aprire il baule delle loro verità alla piccola Mandorla.

Mandorla è l'unica figlia di una loro coinquilina falciata prematuramente da un incidente stradale. E non era una coinquilina qualsiasi, Maria. Era un tripudio di energia, sorrisi, capacità di ragionare e capire i nodi del cervello degli altri - oltre ad essere un'inguaribile disordinata e inaffidabile in quanto a orari - e tutti, a partire dalla vedova Tina, ex maestrina che vive in solitudine, sono convinti che a ciascuno di loro Maria avrebbe voluto affidare la piccola Mandorla, se avesse saputo di non poterle più stare accanto.

L'adozione collettiva avverrà, nonostante in una lettera Maria avesse confidato che proprio uno di loro, forse, è il papà della piccola, nata dopo una breve relazione con un uomo che forse con lei era stato solo "un po' per noia, un po' per curiosità". Ma l'affetto collettivo vince sulla richiesta del Dna, e Mandorla passerà la sua vita dividendosi negli appartamenti degli altri.

La scrittura della Gamberale riesce a fare il miracolo di unire la leggerezza del racconto alla capacità di scartare in volo, per narrarci quel sottofondo nascosto anche a chi ha la testa, all'apparenza, piena di luoghi comuni, e una vita che più stereotipata non si può (la famiglia "bene" dell'ingegner Barilla, con tanto di figlia ribelle; la coppia di gay Paolo-Michelangelo, il primo gelosissimo del secondo; la radical chic perennemente in analisi, Lidia, e il passivo convivente Lorenzo, e potrei continuare).

Perchè le loro vite si rivelano quanto di più lontano dalla banalità e dallo stereotipo si potrebbe immaginare, e in questo conta di certo l'esperienza dell'autrice come conduttrice radiofonica a contatto con i problemi del pubblico. Perchè Lorenzo è l'unico che sia riuscito a capire, di Lidia, "dove le fa male", come direbbe un medico.

Perchè Paolo ama Michelangelo anche se lui si addormenta durante le cene di anniversario, e la ribelle figlia dell'ingegner Barilla è in cerca di un modo per tenere legate a sè le attenzione di un padre che sospetta fedifrago. Ma c'è tanto, tanto altro denso materiale umano ad ogni riga, da osservare attraverso gli occhi lucidi e trasparenti di Mandorla, confidente di tutte le private disperazioni e gli ordinari momenti di vita delle sue nuove famiglie.

Il problema, piuttosto, per loro, un giorno diventerà: come riuscirà a crescere Mandorla? E quale vita si ritroverà a scegliere, con la testa piena di tutte quelle loro verità?

C. Gamberale
Le luci nelle case degli altri
Mondadori
20 euro

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