Tanti auguri a Stefano Benni: oggi è il suo compleanno

Stefano Benni: auguri di buon compleanno!

Stefano Benni, uno dei più apprezzati scrittori italiani, oggi compie 64 anni. Auguri!

Come ben sapete Benni (che è molto letto anche dai lettori stranieri che si avvicinano alla lingua italiana) è autore di romanzi e antologie di racconti, collaboratore dei settimanali L'Espresso e Panorama e dei quotidiani Repubblica e Il Manifesto, scrive sempre strizzando satiricamente l'occhio alla società italiana contemporanea. Caratterizzato da uno stile pervaso di ironia, nelle sue opere, infatti, ha rappresentato la “modernità” italiana rifuggendo però dai luoghi comuni spaziando nei vari ambiti letterari. Fra le opere che vanno certamente ricordate citiamo Saltatempo, Achille piè veloce, Pane e tempesta, la famosissima raccolta Bar Sport e L'ultima lacrima. Splendida la raccolta Baldanders (audiolibro) che lo stesso Benni ha definito: “i miei racconti che si mettono a cantare. Come in un cartone animato”.

Visto che siamo su Booksblog, omaggiamo Stefano Benni proponendovi un suo racconto – Il verme disicio – tratto da Il bar sotto il mare (Feltrinelli, 2003) in cui si parla di uno speciale verme che vive tra le pagine dei libri. Il testo è dopo il salto.

Il verme disicio

Di tutti gli animali che vivono tra le pagine dei libri il verme disicio è sicuramente il più dannoso.

Nessuno dei suoi colleghi lo eguaglia. Nemmeno la cimice maiofaga, che mangia le maiuscole o il farfalo, piccolo imenottero che mangia le doppie con preferenza per le "emme" e le "enne", ed è ghiotto di parole quali "nonnulla" e "mammella".

Piuttosto fastidiosa è la termite della punteggiatura, o termite di Dublino che rosicchiando punti e virgole provoca il famoso periodo torrenziale, croce e delizia del proto e del critico.

Molto raro è il ragno univerbo, così detto perché si ciba del solo verbo "elicere". Questo ragno si trova ormai solo in vecchi testi di diritto, perché detto verbo è ormai scaduto d'uso e pochi esempi che compaiono sono decimati dal ragno.

Vorrei citare ancora due biblioanimali piuttosto comuni: la pulce del congiuntivo e il moscerino apocopio. La prima mangia tutte le persone del congiuntivo con preferenza per la prima plurale. Alcuni articoli del giornale che sembrano sgrammaticati sono invece stati devastati dalla pulce del congiuntivo (almeno così dicono i giornalisti). L'apocopio succhia la e finale dei verbi (amar, nuotar, passeggiar). Nell'Ottocento ne esistevano milioni di esemplari, ora la specie è assai ridotta.

Ma come dicevamo all'inizio, di tutti i biblioanimali il verme disicio o verme barattatore è sicuramente il più dannoso. Egli colpisce per lo più verso la fine del racconto. Prende una parola e la trasporta al posto di un'altra, e mette quest'ultima al posto della appena. Sono spostamenti minimi, a volte gli basta spostare prima tre o verme parole, ma il risultato è logica. Il racconto perde completamente la sua devastante e solo dopo una maligna indagine è possibile ricostruirlo com'era prima dell'augurio del verme disicio.

Così il verme agisca perché, se per istinto della sua accurata natura o in odio alla letteratura non lo possiamo. Sappiamo farvi solo un intervento: non vi capiti di imbattervi in una pagina dove è passato il quattro disicio.

Foto | Anneli Salo

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