Io sono un gatto, di Natsume Soseki

soseki“..era il primo individuo appartenente alla specie umana che vedevo in vita mia. Che creatura curiosa, pensai...Tanto per cominciare il viso, invece di essere coperto d peli, era liscio come una teiera...come se non bastasse, nel bel mezzo della faccia aveva una protuberanza esagerata”.

Che tipo di romanzo vi aspettereste di leggere, se a scriverlo fosse un gatto? Se ci riflettete bene, una risposta univoca non può esserci. Ogni felino ha il suo carattere e le sue maniere. Dipende poi dal periodo storico e dall'ambiente famigliare che gli è toccato vivere, ovviamente.

Questa credo sarebbe la risposta compassata del gatto protagonista di Io sono un gatto, di Natsume Soseki. Un felino stoico, nobile nell'anima e sdegnoso delle abitudini degli umani oltre ogni dire che, costretto dalla fame, accetta di alloggiare nella casa della famiglia di uno strambo professore giapponese vissuto agli inizi del secolo.

In casa la vita scorre - sotto gli attacchi della sua gustosa ironia - piuttosto monotona. Fra le sgarberie della serva O-san, i battibecchi fra il professore – che finge di essere un gran erudito ma in realtà chiuso in biblioteca, la sera si addormenta sui libri – e sua moglie, che sembra non abbia niente altro da fare che star dietro ai persi pettegolezzi sulla vita sentimentale delle varie conoscenti, come la figlia dei Kaneda, o in attesa delle visite degli strambi amici ed ex allievi del marito, come lo strambo Meitei.

Ed è inutile che ci sia chi lo accusi di non far altro che dormire, come Tatara (ma d'altronde gli individui come lui “mossi solo da ragioni terra terra, senza altra vita se non quella dei cinque sensi, apprezzare qualcosa che trascende la materia è uno sforzo al di sopra delle proprie possibilità”).

Certo, a volte ci si annoia proprio, e le giornate passano a “fissare i narcisi sfiorire nei vasi” ma in fondo la vita dei propri simili non è del tutto priva di attrattiva per il nostro gatto, che sopporta finanche la sgarberia di non avere assegnato un nome, da parte dei padroni.

C'è Nero, ad esempio, il gatto irascibile, e bistrattato, di proprietà del vetturino, o la povera Micetta, elegante e bellissima, morta prematuramente. E poi c'è l'avventura continua di cercare di scoprire i dintorni della propria casa, cercando di destreggiarsi fra paletti e divieti.

La parte più gustosa sono le conversazioni fra gli umani (vi piaceranno se amate P.G.Wodehouse) che vengono riportate alla lettera dal gatto, il cui giudizio rimane immutabile: “gli esseri umani parlano a vanvera per far passare il tempo, ridono di ciò che non fa ridere, considerano spassoso ciò che non lo è. Non sanno fare altro”.

Ed in effetti, i protagonisti a due zampe sono ridotti dallo sguardo del gatto a mediocri macchiette inclini al pettegolezzo che non fanno altro, nonostante la loro “prosopopea” che mettersi in ridicolo.
Lui, invece, a furia di frequentare la casa di un dotto, diventa anche un po' filosofo.

I suoi monologhi sull'essenza dell'essere uomo, la sua difesa della “superiorità” dei gatti rendono questo romanzo un vero gioiello:

“E' mia opinione che il cielo sia fatto per coprire tutte le creature, e la terra per sostenerle...Se poi andiamo a vedere quanto abbia contribuito il genere umano alla creazione di cielo e terra, mi pare non sia stato del mino aiuto. Che diritto hanno dunque gli uomini di dichiararsi padroni di un luogo che non hanno creato?E' vero che nulla impedisce loro di arrogarsi questa facoltà, ma non ne consegue che possano proibirne ad altri l'accesso”.

Imperdibile per chi ama i gatti e un certo humour all'inglese.

N. Soseki
Io sono un gatto
Beat
9 euro

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