Boom di libri autopubblicati in Usa. Ma i guadagni, per gli autori, non ci sono

self publishing La donna ritratta nella foto a corredo del pezzo del NyTimes che ispira questo articolo riflette il sogno di molti – in età avanzata o meno – riguardo alla piacevolezza del mestiere di scrivere. Pile di libri da leggere o letti come compagni di scrivania, e un bel paesaggio verde davanti agli occhi da cui prendere ispirazione per la propria opera.

Ma, a conti fatti, essere un autore auto-prodotto, può diventare un mestiere? Noi, lo sapete, continuiamo periodicamente a "fare il punto" sul fenomeno con un'occhio all'America. E questa volta lo facciamo premettendo che i numeri sono impressionanti. Un “piccolo scoop” realizzato grazie a uno scambio via mail, da parte dell'articolista del NyTimes (visto che i vertici di Amazon non si sbilanciano sui dati) è che i titoli autopubblicati sulla piattaforma CreateSpace siano aumentati dell'80 per cento dal 2009 al 2010.

In molti, insomma, in America credono al sogno della scrittura. Soprattutto grazie, spiega, alla comodità della stampa digitale, che consente di stampare solo quello che viene acquistato sulle piattaforme on line (“Prima, ti toccava riempirti il garage di libri e distribuirli a tutti i tuoi amici”).
Però i conti non tornano se si guarda il numero medio di copie vendute da un libro autopubblicato: 150.

Certo, ci sono gli scrittori-fenomeni da migliaia di copie (ne parliamo spesso anche noi), ma - lo avevamo segnalato - per ora solo la manualistica vende. E così per ora quello di autopubblicare un capolavoro rimane un sogno, una sorta di “lotteria”. Pochi, pochissimi statisticamente – su centinaia di migliaia – ce la fanno.

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