Twitter distoglie i ragazzi dalla lettura: sarà vero?

telegraph La sentenza è attribuita dal Telegraph Dame Stella Rimington, della giuria del Man Booker Prize, secondo la quale il tempo passato su Twitter (e ovviamente su Facebook et similia) ha come risultato una perdita dell'amore per la lettura e per la narrativa.

Sarà vero? Secondo Rimington “i ragazzi stanno perdendo il piacere dei libri, perchè le comunicazioni elettroniche dominano le loro vite”. Ovvero, i ragazzi hanno più piacere a chattare, inserire status e commentare foto e frasi degli altri piuttosto che “isolarsi” a leggere un libro di narrativa.

Non credo negli aut aut, né nelle idee di mezzi di comunicazioni che ne uccidono altri (la radio è viva e vegeta, nonostante le predizioni di sventura) per cui non sono neanche d'accordo con questo tipo di opinioni “assolute”. E' vero di certo che si ha “meno tempo” per leggere, perchè si ha la possibilità di rimanere connessi al mondo, in contatto con gli altri, anche nei tempi “morti” in cui prima si stava da soli (prima di dormire, ad esempio) e che prima i ragazzi potevano dedicare alla lettura.

Ma non c'era già la tv a “rosicchiare” il loro tempo? Ad essa, dirà qualcuno, ora si aggiunge il tempo “rosicchiato” dai social network. Eppure io non credo siano causa di una minore passione per la lettura, che secondo me offre una risposta analoga al bisogno per cui sono nati i social network stessi.

Bisogna, infatti, chiedersi se questo bisogno a cui rispondono i libri (quello di sentirsi raccontare storie, di immergersi in vite altrui per capire come in uno specchio la propria), che è un bisogno ancestrale, e finora sopravvissuto all'avvento di decine di mezzi di comunicazione, sia messo in pericolo da un nuovo tipo di tecnologia. Ovvero, i social network che consentono di essere “connessi” con quello che succede nel mondo (e nelle vite dei nostri amici, in primis).

In fondo infatti, riflettevo, quella che propongono i libri non è da un certo punto di vista la medesima “fuga” da un qui e ora che propongono le nuove tecnologie? Un sentirsi “connessi”, ovvero accanto a qualcuno non presente, anche mentre si svolgono gli esercizi di matematica? Un sentirsi immerso in altre vite, in mondi lontani, mentre si è in giro da soli per strada o nel chiuso di una stanza?

Certo, i social network consentono di costruire relazioni con persone reali, vive, fisiche, appartenenti al nostro mondo. Ma una delle loro funzioni è anche quella di essere “altrove” rispetto allo spazio fisico in cui si vive, essere “con qualcun altro” anche quando si è da soli.

Da un certo punto di vista,riflettiamoci, i social network non offrono forse informazioni di contatto (come stai, come va, che ha fatto il tizio, giornata terribile, ma hai saputo) che funzionano come tanti“pezzi di puzzle” per dare un senso alle relazioni umane in cui siamo immersi? E' la stessa cosa che offrono i libri: la possibilità di essere catapultati in avventure e relazioni umane, solo che nel libro riescono ad essere più dense, perchè concentrate appunto nello spazio di poche pagine, di pochi minuti di lettura, e non di giorni e mesi di conoscenza di una persona.

Si tratta quindi di uno dei bisogni a cui rispondono i social network. Se sopravvivono loro, se continua il loro successo, anche la lettura lo farà. Soprattutto perchè in più ci fornisce la quiete dell'off line, del silenzio, del fantastico ingresso in mondi altri rispetto alla realtà fatta di compiti, genitori, palestra, uscite con gli amici (e twitter).

Ragazzi che ci leggete, che ne pensate?

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