Cristiano Cavina si tuffa negli anni dell'Itis con Inutile tentare imprigionare sogni

Formazione, amicizia, scontri generazionali e esperienze scolastiche da ricordare per il sesto romanzo di Cavina.

Lo scenario della storia è quello di un preciso paese di campagna della provincia italiana (Emilia Romagna), ma potrebbe allo stesso tempo essere quello di tanti altri istituti, professionali ad indirizzo elettronico come quello nel quale Baldo, giovane membro della famiglia Creonti si aggira cercando la terza E EL (che sta per elettronica), oppure no. Perché molti ex-scolari di qualche decennio fa, non faranno fatica a ritrovarsi nelle parole scritte di Cristiano Cavina, che abbiamo ascoltato di recente al Festivaletteratura 2013.

Dopo un poco glorioso passaggio tra elementari e medie, segnato a fuoco da un cimitero delle mosche bloccate con la colla come insetti nell'ambra, che invece è una coppa, trofeo di calcetto collocato in cima all'armadio ministeriale, insetti e riferimenti kafkiani riletti in versione soft, la sfida del tragitto in impennata con la bici, l'esame di terza media dimenticato ed eseguito in tenuta da tennis e racchetta, proprio quando il nostro Baldo sembra sopravvivere persino alle delusioni del primo amore con il primo amore di nome Veroli Wanda, cominciano i guai. Mentre a sembrar Caronte è il Magnin, pallido come un morto e fiero del suo grembiule grigio, segno distintivo del diritto ad avvicinare il tornio a controllo numerico, una specie di leggenda sulla quale gli studenti devono "credere sulla parola", dato che non l'hanno mai vista in azione, il prof di matematica si guadagna l'epiteto di Conte Vlad, prima di partire per altre latitudini, i suoi colleghi, dalla Balenottera Azzurra all'odiato vicepreside confermano la tesi secondo la quale appartengono ad un'altra razza, pur non essendo lontani dal suscitare umanissime simpatie:

A essere sinceri, aveva una sua poesia. Fosse stato un essere umano e non un professore, saresti corso ad abbracciarlo.

La scuola si presenta come un campo d'allenamento per geni del crimine che imparano in fretta alcune regole fondamentali del mestiere, come l'aver poco tempo, e l'imparare a star zitti quando serve. Il tutto in tandem con una situazione familiare tanto scombussolata quanto reale, con il Creonti Vecchio, che viene da una famiglia di braccianti e trema perchè si è giocato la bottega a carte, una madre pronta a far ricadere sull'unico frutto della sua progenitura il peso dei suoi "insuccessi scolastici", un muro del pianto, il Bigini, il fumo, una strana e semplice triade di concetti guida, tutti espressi all'infinito: "prendere, accendere fumare", e il passaggio ad Imola, proprio di fronte all'istituto di salute mentale. Elementi che fanno rima con la vita e con il suo virulento esplodere di coincidenze e sdoppiamenti:

Io mi impegnavo eccome, solo che mi impegnavo nelle cose sbagliate. Avevo un mucchio di impegni fuori fuoco, proprio come i suoi sogni.

Via | Marcos y Marcos

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