Premio Campiello 2013: vince Ugo Riccarelli con L'amore graffia il mondo

Ugo Riccarelli con “L'amore graffia il mondo” vince il Premio Campiello 2013.

La premiazione del Campiello 2013

Ugo Riccarelli con il romanzo L'amore graffia il mondo (edito da Mondadori) ha vinto la cinquantunesima edizione del Premio Campiello, con 102 voti.

Gli altri finalisti si sono così piazzati in classifica: Fabio Stassi, L'ultimo ballo di Charlot (Sellerio), 83 voti; Giovanni Cocco, La caduta (Nutrimenti) con 47 voti; Beatrice Masini, Tentativi di botanica degli affetti (Bompiani), 36 voti; Valerio Magrelli, Geologia di un padre (Einaudi) 21 voti.

A ritirare il Premio è stata la moglie del defunto vincitore Roberta Bortone, che così ha commentato:

Ho sempre detto a mio marito che l’ho sposato perché mi faceva ridere e portava il caffè a letto la mattina. È un premio dedicato a tutte le donne, prima tra tutte la mamma Ilva, che l’ha ispirato. Credo anche che avrebbe ringraziato Antonio Tabucchi, il suo maestro.

La vittoria di Ugo Riccarelli era un po' nell'aria, a dire il vero, perché, come è noto, lo scrittore è recentemente scomparso e questo ha senza dubbio influito sulle scelte della giuria. Sia chiaro: L'amore graffia il mondo meritava di vincere e sinceramente ho tifato per questo romanzo fin da subito. L’amore graffia il mondo racconta la vita di Signorina dalla sua nascita alla sua morte e ruota tutto intorno alla metafora del taglio e del cucito, visto che Signorina è maestra di cucito ma, per vari motivi, deve mettere da parte nel corso della sua questa sua abilità.

La serata della premiazione quest’anno è stata particolare perché, per la prima volta, è stata trasmessa in diretta dalla Rai (su Rai 5), in un programma ben costruito condotto da Neri Marcorè e Geppi Cucciari dal Teatro La Fenice di Venezia.

La diretta televisiva


Premio Campiello 2013: vince Ugo Riccarelli con L'amore graffia il mondo

La novità di quest'anno, come detto, è stata la diretta su Rai 5 condotta da Neri Marcorè e Geppi Cucciari: è finita l'era di Bruno Vespa, insomma, e delle differite. A dire il vero le prime battute della diretta non sono state proprio un incipit che invitava a continuare la visione. I conduttori, infatti, apparivano molto ingessati: è pur vero che l'ambietanzione del Teatro della Fenice non aiuta di certo a rilassarsi, però visto che era stato promesso un qualcosa di molto accattivante, gli inizi non hanno fatto vedere questo aspetto.

Dopo la pappardella dei ringraziamenti a destra e a manca, la diretta è entrata nel vivo della premiazione, con la sigla che mostrava angoli di Venezia e i libri finalisti (che tristezza quello di Ugo Riccarelli poggiato in bilico sul mare e senza nessuno vicino, a differenza degli altri che erano inseriti in un contesto con delle persone!) e l'ingresso degli autori.

Con tutto il rispetto e l'ammirazione per David Foster Wallace e il suo romanzo La scopa del sistema, mi chiedo perché si sia scelto di realizzare una coreografia su questo testo: il Campiello premia la letteratura italiana e possibile che in questi cinquantuno anni non c'era alcun testo italiano da tradurre in coreografia? È così che si intende promuovere la cultura italiana? Alcune scelte per me rimangono sempre incomprensibili, lo confesso. Confermo la mia idea che portare la letteratura in televisione è una splendida idea, a patto che si abbiano idee per farlo, però, perché altrimenti le persone si allontanano sempre più dai libri, invece che avvicinarsi a loro.

Premio Campiello Opera Prima

Il Premio Campiello ha anche una versione per l’Opera Prima che, secondo regolamento, viene attribuito dalla Giuria dei Letterati e annunciato nel corso della Riunione di Selezione. Il vincitore viene premiato nel corso della cerimonia di premiazione del Premio Campiello letteratura.

Il prestigioso riconoscimento quest’anno è andato a Matteo Cellini per il suo romanzo Cate, io edito da Fazi. La motivazione della giuria è stata la seguente:

Opera di forte maturità e di elegante felicità stilistica, Cate, Io di Matteo Cellini (Fazi editore) racconta con leggerezza la condizione sofferente propria di chi, diciottenne e smisuratamente obesa, si trova a fare i conti non solo con se stessa e il proprio fisico, ma anche con una famiglia di autentici “eroi della dismisura”. Il racconto si sviluppa nel segno d’una tenera, amabile, sorridente autoironia proprio grazie allo spirito combattivo di Cate, tanto da farne quasi uno “stile di sopravvivenza”.

Il romanzo di Cellini – che era candidato anche allo Strega – racconta un'adolescenza difficile attraverso lo sguardo spietato e feroce della sua protagonista, che è obesa e non riesce a vedere al di là delle proprie sofferenze.

Premio Campiello Giovani


Alberto Alarico Vignati

Tra le sezioni in cui è articolato il Premio Campiello c’è anche il Campiello Giovani, che è un concorso letterario promosso e organizzato dalla Fondazione il Campiello – Confindustria Veneto, dedicato a giovani di età compresa fra i quindici e i ventidue anni. A vincere quest’anno è stato Alberto Alarico Vignati, 22 anni di Corsico (MI), con il racconto “Girasole impazzito di luce”.

Il racconto è stato premiato dalla Giuria dei Letterati con la seguente motivazione:

Nel racconto di Alberto Alarico Vignati, “Girasole impazzito di luce”, paiono indovinati il fondale della vicenda (lo spoglio entroterra milanese) e la caratterizzazione psicologica dei due protagonisti: uno studente universitario, che campa dando ripetizioni, e il suo allievo che non va a scuola e sosterrà gli esami da privatista. Emarginati, l’uno e l’altro, fragili e certo inadeguati a far fronte alla situazione quando vi irrompe la malavita. Il tema così forte rischia di sbilanciare la compattezza della trama senza tuttavia cancellarne la qualità della scrittura e la felicità dio alcuni episodi (come il ritorno dello studente nella sua vecchia scuola, deserta in un piovoso pomeriggio).

C'è stata anche la premiazione del Campiello Giovani - Europa ad Ambra Giacometti di Locarno (Svizzera, Canton Ticino) per il racconto Scacco Matto. Questa la sinossi del racconto:

Un vecchio triste e solo si reca ogni giorno al parco e si siede al tavolo degli scacchi, aspettando che qualcuno lo sfidi. Vince sempre, e chi lo conosce gli ha consigliato di fare dei tornei, perché è così abile che li vincerebbe tutti. Ma a lui non interessa. Preferisce darsi alla concentrazione e alla solitudine, come ha sempre fatto. Un giorno viene da lui un losco figuro, vestito di nero, con gli occhiali scuri. Lo invita a giocare dicendogli che di sicuro perderà. Il vecchio accetta e vince la partita. Ma il losco figuro si ripresenta, una seconda e una terza volta, sempre chiedendogli di giocare e dicendogli che perderà. Il vecchio vince, ma piano piano l’idea di perdere si fa strada come un sollievo dentro di lui. E una sera perde, o meglio lascia che l’altro vinca. (Alcuni in paese sostengono che l’altro sia la morte). Fatto si sta che il vecchio, dopo aver perso, è cambiato. Vuole ritrovare sua figlia e sua nipote, e magari insegnarle a giocare a scacchi. Non si deve vincere a tutti i costi, a volte perdere è anche più interessante. Filosofico e allegorico.

Il Campiello alla carriera


Alberto Arbasino

Dal 2010 la Fondazione Il Campiello durante la Cerimonia di Premiazione assegna il riconoscimento “Premio Fondazione Il Campiello” ad una insigne personalità della cultura letteraria italiana contemporanea. Si tratta di una sorta di Campiello alla Carriera. Quest’anno il Premio è stato assegnato ad Alberto Arbasino.

Pietro Luxardo, Presidente del Comitato di Gestione del Premio Campiello, così ha parlato di questo riconoscimento ad Arbasino:

Giornalista e intellettuale poliedrico, scrittore vivacemente disincantato e dotato di un’ironia graffiante, Arbasino è sempre stato un protagonista elegante, lucido e aggiornatissimo delle nostre lettere. A lui si debbono memorabili romanzi e saggi in cui, con la creatività stilistica che lo contraddistingue, ha messo a nudo le contraddizioni di una società in cui tutti, a volte a malincuore ma a volte anche con un pizzico di sulfureo orgoglio, siamo costretti a rispecchiarci. Siamo molto onorati che abbia accettato il nostro Premio.

Negli anni precedenti il riconoscimento è andato a Dacia Maraini (2012), Andrea Camilleri (2011) e Carlo Fruttero (2010).

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