Intervista con Jonathan Coe, a proposito di Expo '58

Abbiamo incontrato lo scrittore inglese nel quartier generale di Feltrinelli a Milano, ne è uscita un'intervista inedita ed esclusiva che vi proponiamo come antipasto alla recensione del suo ultimo libro appena pubblicato in Italia.

Settembre è storicamente un mese scoppiettante per il mondo della letteratura, e noi di Booksblog abbiamo ripreso alla grande con un incontro ravvicinato molto speciale. Siamo andati a conoscere Jonathan Coe, l'autore inglese che ha appena pubblicato in Italia il suo nuovo romanzo Expo '58 e che già che c'era, ha fatto una puntatina al Festival della Mente di Sarzana; dove ha intrattenuto il pubblico con una discettazione godibilissima su psicanalisi e sense of humor insieme a Massimo Cirri. Coe è il classico gentleman in stile british, educato ma informale, e generoso di aneddoti personali; lo abbiamo incontrato ad una tavola rotonda organizzata per bloggers specializzati ed ecco i salienti della conversazione corale che ne è scaturita, partendo dalla domanda che noi di Books, gli abbiamo rivolto.

Lei ha scritto che l'idea di questo romanzo le è nata nel momento in cui, a Bruxelles, si è trovato di fronte all'Atomium (che si trova anche disegnato nella copertina); un simbolo architettonico della filosofia che aveva animato l'Expo di quell'anno. Una specie di illuminazione da cui è partito l'intreccio del romanzo. È la prima volta che viene ispirato da un'edificio? Considerato anche l'effetto delle architetture sui comportamenti delle persone...
L'architettura in realtà ha iniziato a interessarmi solo negli ultimi anni, quando ho visto l'Atomium ho avuto una reazione emotiva molto particolare, ho pensato al tempo. Il tempo è uno degli elementi più importanti nei miei romanzi, e l'Atomium è un opera altamente idealistica che guarda avanti e però contemporaneamente guarda anche indietro: è una cosa che mi commuove profondamente. L'Expo '58 non era intesa solo come fiera commerciale, ma aveva una sua filosofia idealistica; cosa che non credo avvenga in questi anni...

Qual è il tratto principale di Thomas, il personaggio protagonista di Expo 58?
Thomas è un uomo estremamente frustrato, nella sua ingenuità non riesce a comprendere gli eventi e le persone che gli stanno intorno, o comunque ha bisogno di una grande quantità di tempo per arrivarci, ha bisogno di un aiuto esterno per raggiungere una percezione profonda di ciò che gli accade.

Come si è preparato per scrivere il libro?
I testi scritti su Expo '58 sono numerosissimi, per lo più in francese; ma fu un evento epocale e documentarmi non è stato difficile: oltre ai materiali scritti, ho potuto parlare con chi c'è andato e con le generazioni successive, i figli, i nipoti... Ho visto anche molti film di spionaggio per prepararmi alla stesura del libro, in particolare quelli di Hitchcock; ma la storia è fondamentalmente inventata, come finto è l'ambiente che frequenta Thomas, un ambiente di mera facciata dove nulla è come appare.

Qualcuno c'era già arrivato, altri accarezzavano il dubbio, sarà quindi interessante per i fan avere la conferma dallo stesso autore, che tutte le sue opere sono collegate tra loro, come un corpus unico; un unica grande storia la cui chiave è la ricerca dell'identità e della scoperta di sè stessi e in cui anche i vari personaggi che li popolano hanno numerosi tratti in comune e sono connessi da un filo sottile. Ma prima di inoltrarci meglio nella trama di questa spy-story, con la recensione che vi proporremo nei prossimi giorni, aggiungo un ultimo inedito dettaglio su Expo '58: questo è l'unico, dei dieci romanzi di Coe, che è stato apprezzato dal padre dell'autore. Un motivo in più per leggerlo!

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