Divi della musica morti (o forse no). Sta nascendo un nuovo genere letterario?

Kurt Cobain e Chet Baker

A volte ritornano. Ma, attenzione, per una volta non parliamo di zombie, bensì di quei personaggi così radicati nell’immaginario collettivo che, anche dopo la notizia “conclamata” della loro morte, per così dire ufficiale, continuano a essere ritenuti vivi da milioni di fan in tutto il mondo. Il fenomeno riguarda soprattutto il mondo della musica: Elvis Presley e Michael Jackson, per citare due esempi tra i più celebri. Fiumi di inchiostro scorrono su questi fenomeni (come anche sull’altro fenomeno parallelo: quello del musicista morto e rimpiazzato, vedasi Paul McCartney). Di queste storie pullula il web, ma ora stanno diventando parte anche della letteratura.

Agli inizi di quest’anno la Valter Casini ha pubblicato il romanzo Nessun futuro di Luigi Milani. Nel libro l’autore immagina che Kurt Cobain non sia morto suicida l’8 aprile 1994, ma continui a vivere da qualche parte. In questi giorni la Mondadori ha pubblicato il libro E nemmeno un rimpianto. Il segreto di Chet Baker di Roberto Cotroneo in cui si racconta che il celebre trombettista jazz Chet Baker non sia morto il 13 maggio 1988, ma continui a vivere in un eremo nel Salento.

Forse è solo una coincidenza il fatto che, a distanza di pochi mesi, vengano pubblicati due libri che si rifanno a un tema comune. Forse gli scrittori, immersi come sono nel cosiddetto Zeitgeist, sanno captare meglio quanto avviene nel mondo (sia esso fisico o virtuale, dei viventi o dei “non-morti”), per mettere nero su bianco un qualcosa che si respira. Forse stiamo assistendo davvero alla nascita di un nuovo e affascinante genere letterario: l'ucronia musicale.

Forse – non ce ne voglia l’autore di Nessun futuro – non ci resta che osservare cosa succederà nel futuro prossimo nel campo dell’editoria e valutare se questa nuova forma di ucronia avrà un qualche seguito.

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