Se un Pulitzer stenta a farsi pubblicare. La storia di Paul Harding

harding Ho letto una bella intervista a Paul Harding, autore del romanzo (Pulitzer narrativa 2010) L'ultimo inverno, di cui abbiamo parlato tempo fa. Mi ha colpito perchè racconta come il suo libro – che appunto nel 2010 ha vinto uno dei più prestigiosi premi letterari – abbia avuto tantissime difficoltà a trovare un editore.

Harding – che insegna scrittura creativa – è un esordiente assoluto e dopo aver impiegato quattro anni per scrivere il libro ha ricevuto decine e decine di rifiuti a pubblicarlo (o meglio non-risposte), Poi, il “sì” è arrivato da parte di una piccola casa editrice specializzata in libri di medicina (!) la Bellevue literaly.

Ho immaginato l'assurda situazione di una casa editrice che si trova a scoprire per caso un Pulitzer (immagino il catalogo: Anatomia/2, e accanto L'ultimo inverno). Pazzesco non trovate? La mia idea è che la causa stia nel fatto che sempre meno editor sono interessati alla qualità letteraria dei testi che arrivino e cerchino tutti altro.

Cosa cercano? Magari un autore-best seller già rodato, un argomento che cavalchi la cronaca, o storie a “tinte forti” e romanzi che si inseriscano in filoni che “tirano”.

Forse le case editrici dovrebbero semplicemente avere più fiducia nell'intelligenza e nel gusto dei lettori, visto che proprio un enorme meccanismo di passaparola dei lettori ha premiato Harding (ignorato peraltro dalla maggior parte delle testate internazionali) e lo ha fatto arrivare a ricevere un riconoscimento così importante.

La sua storia è anche un incoraggiamento a chi colleziona tanto begli scritti in fondo a un cassetto quanto porte in faccia. In ogni caso, davvero, vi invito a leggere il libro, perchè è molto bello.

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