Salone del libro di Torino 2011: Holden Personal Shopper, una idea carina smontata alla prova dei fatti

I personal shopper della Scuola Holden al Salone del libro di Torino

L'idea poteva anche essere di quelle buone: selezionare un manipolo di studenti della Scuola Holden di Torino, far loro scegliere un'area di specializzazione - dalla Letteratura Americana al Postmoderno, dal Chick-lit al Fantastico, dalla Saggistica ai Libri dei 150 anni – e gettarli nella mischia brulicante con un solo cimento, offrirsi al pubblico del Salone come validi consiglieri, guide letterarie o, per usare l'ammiccante espressione scelta dalla Holden, dei "Personal Shoppers".

Ma le buone idee, come spesso succede, quando passano dall'intuizione alla pratica e, soprattutto, quando si scontrano con la mandria umana di un pubblico come quello del Salone, si rivelano utopie irrealizzabili. E così, purtroppo, è toccato anche ai ragazzi della Holden che, forse con un filino di ingenuità, si sono gettati fiduciosi nella mischia venendo per lo più ignorati o, al meglio, trattati come semplici guide a cui chiedere indicazioni per orientarsi nel reticolo dei tre padiglioni del Salone.

Allora ci ho provato io, ho dato loro l'occasione di portarmi in giro e di consigliarmi qualche lettura. Discutendo di libri, di autori, ma anche della vita fuori dai libri, delle prospettive per il futuro, delle speranze, ho scoperto la dimensione umana di persone con cui condivido molto - sogni, esperienze, prospettive, un po' tutto tranne forse i gusti letterari - realizzando però, che l'idea in fondo non era così geniale.

I personal shopper della Scuola Holden al Salone del libro di Torino

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