Sezione suicidi, di Antonin Varenne

«È strano, sa, ho un pappagallo che si chiama Churchill, come quel viale lì. Churchill odia l’umanità. […] Era di mia madre. E sono cresciuto con lui. Era l’unico maschio di casa. […] Mia madre si prostituiva, ed era d’accordo con lui. […] Sa cosa pensa il mio pappagallo? […] pensa che l’uomo sia l’unica specie al mondo che si potrebbe sopprimere senza alcuna conseguenza».

Così si presenta Richard Guérin, il protagonista di Sezione suicidi, giustamente osannato in Francia e appena uscito per Einaudi Stile Libero, e lo fa in una situazione ben strana: sta parlando con un uomo che vuole farla finita buttandosi nelle acque fredde e nere della Senna.

Guérin è il capo della Sezione suicidi della polizia di Parigi, il posto peggiore per un poliziotto, soprattutto se sei un bravo poliziotto; ce lo hanno sbattuto dopo una brutta faccenda nella quale era invischiato un suo collega.

È arrivato alla Suicidi nel 2004 e prima di allora «i suoi criteri non corrispondevano a nessun caso: il filo si perdeva, anche se forse era già stato tessuto già prima, come in gestazione. […] Quarantotto fascicoli. Ma il filo era solo un’idea del suo cervello malato». Il 2004 per Guérin è un anno chiave: la «morte di sua madre e la nascita della Grande Teoria».

In generale, Guérin – affiancato dal suo braccio destro Lambert – interviene a cose fatte, cioè quando il soggetto non solo ha già deciso ma ha già agito. Ciò significa, ovviamente, che può contare in modo esclusivo sulle proprie capacità di indagini, che lo hanno condotto, appunto, a una teoria.

Per una volta, però, si fa per dire, è stato fortunato: è arrivato prima che il soggetto la faccia finita. Quindi deve approfittarne per gettare le fondamenta su cui si reggerà la sua teoria. Perciò dobbiamo tornare al nostro uomo che sta per buttarsi nella Senna, e ascoltare cosa ha da dirgli Guérin a proposito del fatto che sta per suicidarsi: «Mi dica, Alex, ultimamente le è capitato di conoscere persone animate da buone intenzioni, almeno in apparenza, che l’abbiano convinta a suicidarsi?» […] «Praticamente tutti i giorni. Praticamente tutti quanti».

Se a questo aggiungete quanto sostenuto dal pappagallo, avrete buona parte della Grande Teoria. Molti punti interrogativi, naturalmente, rimango aperti. Per esempio: perché mettere su una sezione speciale della polizia dedicata ai suicidi? Perché così tanti suicidi?

È un momento, poi, in cui la città è disseminata di un numero impressionante di suicidi. Ce n’è uno, per esempio, che il narratore segue con un certo interesse; ed è quello di un fachiro, ex soldato americano, omosessuale che frequenta un giovane diplomatico americano; il suo suicidio avviene durante il suo ultimo spettacolo.

Sì, direbbe qualcuno, ma come fa Guérin a tenre tutti i suicidi dentro la sua teoria? L'unico elemento a legare le morti e sul quale può lavorare Guérin, è che si suicidano nudi. Nient'altro. Solo questo.

Allora, ha ragione Guérin con la sua Grande Teoria? Oppure è solo frutto di un cervello malato? E, se ha davvero ragione Guérin, chi tira le fila del gioco?

Antonin Varenne
Sezione Suicidi
Einaudi Stile libero Big
pp. 280
€ 18,00
Traduzione di Fabio Montrasi

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