Intervista con Sarah Blake, l'autrice de L'ultima Lettera


L'ultima Lettera è il romanzo di Sarah blake pubblicato da Mondadori e uscito in Italia da un paio di settimane; Booksblog è andato a intervistare la simpatica scrittrice, nata a New York, ma di casa a Washington con marito e due figli. L'Ultima Lettera è ambientato nel 1940, durante il secondo conflitto mondiale e narra la vicenda dei destini di tre donne, collegati grazie a una lettera.

Ricco di riferimenti storici, questo romanzo è un mix di ricerca e di fiction; una delle protagoniste, Frankie, è corrispondente di guerra di base a Londra; un'altra, Emma, nell'America non ancora in guerra, ascolta alla radio i report di Frankie, che poi spingeranno suo marito Will (un medico) a partire per rendersi utile in qualche modo; terza e non meno importante protagonista ai fini della storia è Iris, che lavora all'ufficio postale e gestisce il flusso di lettere tra Will e Emma.

Il titolo originale dell'opera è The Postmistress, e il libro è stato a lungo in testa alle classifiche del New York Times; ecco cosa abbiamo chiesto a Sarah in occasione del nostro incontro milanese, ed ecco cosa ci ha risposto:

D - Come mai hai scelto proprio il periodo storico dei primi anni della Seconda Guerra Mondiale?
R - L'idea di questo periodo storico deriva dal fatto che sono entrata in possesso di alcune lettere scritte tra i miei nonni proprio in quegli anni, è stato casuale quindi, ma mi affascinava molto il senso di sicurezza che avvolgeva le vite degli americani prima del Secondo Conflitto Mondiale, quando tutti si sentivano al sicuro perchè tanto la guerra era altrove. Un'altra cosa che mi ha "spinto" a parlare del momento di guerra, è stata l'esperienza dell'11 settembre 2001, quel senso di impotenza e di andare avanti nonostante tutto mi ha aiutato a delineare il profilo di Frankie.

D- Nella tua storia, il ruolo della radio è fondamentale, perchè porta letteralmente la guerra nelle case americane, stimolando attraverso i racconti giorno dopo giorno, alcune persone a partire per l'Europa, come Will per esempio. Al giorno d'oggi, grazie alla televisione e ad internet le notizie ci arrivano continuamente e ci colpiscono con il loro impatto, o forse ci stiamo abituando troppo a causa delle troppe informazioni?
R - Penso che oggi siamo effettivamente bombardati dalle immagini delle molte tragedie nel mondo; di sicuro questo rende la notizia più reale e in un certo senso tende a stimolare in molte persone una certa sensibilità sull'argomento della guerra, comunque ritengo che sia giusto e necessario che ci sia un medium tra la maggior parte della gente e la notizia sul campo.

D - A un certo punto dicevamo, Will lascia la moglie in America "chiamato" ad aiutare grazie agli aggiornamenti che Frankie rilascia attraverso la radio; secondo te i conflitti avvicinano le persone o le allontanano?
R - Nelle relazioni non puoi mai sapere cosa succederà, e spesso la guerra ha il potere di distruggere i legami delle persone al di là della loro volontà; penso che comunque condividere queste situazioni avvicini moltissimo.

D - Hai per caso già pensato a un sequel di L'Ultima Lettera?
R - ...Ride. No, no davvero! Ho regalato otto anni della mia vita a questo libro e posso dire tranquillamente di non avere più altro da dire a riguardo.

D - Allora parlaci del tuo progetto attuale...
R - Sì, sto scrivendo un romanzo che parla dell'epopea di una famiglia aristocratica ambientata su due piani temporali, tra il 1950 ed oggi...

L'Ultima Lettera è un tuffo nella Londra del grande Blitz e una commovente riflessione sull'influenza che i conflitti bellici (anche attuali) hanno su tutti noi; attraverso i destini di tre donne profondamente diverse tra loro, i tre punti di vista se vogliamo molto distanti fra loro, ci vengono incontro per indagare l'irrevocabile e l'inaspettato della vita.

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