Elsa Morante: l'ingresso in società, un racconto dimenticato

Luccichii e prerogative dell'ingresso delle ragazze nella buona società.

Un insieme di abitudini e di affettazioni talmente ben congeniate da apparire quasi naturali. Sono le cifre dell'entrata in società di una giovinetta piacevolmente abbigliata di lustrini porterà lo scompiglio, fino all'arrivo di un cavaliere dai capelli lisci, con il quale si finse di seguito donna di mondo, "cortigiana in incognito", madre "rimessa su con cura", di ben sette figlioli, o duchessina "fuggita dal suo collegio aristocratico", per raggiungere il ballo, fino a scoprire una verità ben più modesta. Un carnet che in realtà non è che un libretto con un'orchidea disegnata, pieno di nomi allo sfinimento, e poi in una girandola di piccoli accadimenti e menzogne rituali, come una bambina sperduta di notte fino al ritorno al cancello di casa, ecco il vortice di scene che passano davanti agli occhi ascoltando le vicende inanellate da Elsa Morante nel racconto apparso per la prima volta sul giornale Oggi, nella rubrica "Giardino d'infanzia" il 23 settembre 1939, e poi ripubblicato nella racconta "Racconti dimenticati", Einaudi, 2002, pagg. 252-254, a cura di Cesare Garboli.
E proprio dalle pagine di questo breviario che scintilla "d'una feroce autoironia", che emerge il distacco della Morante nei confronti dello spirito naïve di certi "Aneddoti infantili", scaglie di un passato fatto di immaginazione galoppante, di sogni e di illusioni, abbandonate come la conchiglia del paguro Arturo sulla bell'isola di Procida, e drasticamente trasformate dalla ruvida realtà della vita.

Nell'immagine Alberto Moravia ed Elsa Morante a Capri negli anni quaranta. Fonte: Archivio "Fondo Moravia". Da it.wikipedia.org

Via | einaudi.it

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