#TifiamoAsteroide. Wu Ming "mandanti morali" di una dissacrante e liberatoria gufata politico-letteraria

A ruota libera, una "recensione" della raccolta di racconti che finiscono – tutti tranne uno – con una voragine fumante (dopo una musica e un boato assordante) al posto di Enrico Letta. Un anticorpo contro il veleno delle larghe intese e del pensiero unico.

I Wu Ming sono mandanti morali (ma anche materiali) della raccolta di racconti dell'estate 2013, Tifiamo asteroide, diffusa come un virus di nicchia dal blog Giap.

A qualcuno potrà sembrare che la definizione dell'estate 2013 sia troppo pretenziosa (ad altri sembrerà troppo marketing), immotivata, frettolosa. Ma se seguite il ragionamento di questa proto-recensione, forse non la penserete così.

La genesi della raccolta è di quelle lampo: l'iniziativa è stata lanciata con un appello per partecipare al progetto con un racconto di fantascienza (il tutto deriva da un'idea di Alberto Biraghi, come spiegavamo ieri), pubblicato il 6 giugno 2013.


Tifiamo Asteroide è uscito il 10 agosto 2013, 64 giorni in tutto per incastrare il curatore, Mauro Vanetti, raccogliere 100 racconti, fare l'editing (a cura di Simona Ardito, Roberto Gastaldo, Natale aka VecioBaeordo, Mauro Vanetti e Alessandro Villari), trovare la copertina (di Luigi Farrauto), scrivere la prefazione (di Vanetti) e la postfazione (di Wu Ming), progettare e impaginare (Simona Ardito) e poi pubblicare, in un pdf gratuito (che si trova anche in formato ePub: potete scaricare entrambi da Giap). Roba che non si sarebbe ottenuta nemmeno con un commissariamento in seguito a decretazione di stato d'emergenza e produzione a raffica di ordinanze in deroga.

Questa, probabilmente, è la prima recensione di Tifiamo asteroide. Frettolosa (come la definizione), veloce (come la raccolta), ma necessaria, almeno per me. Anche perché, chi può averlo letto tutto? Non io, lo ammetto. E allora cosa recensisci, chiederete voi? Be', intanto il progetto. E quel che ho letto.

Ho divorato la nota del curatore – con sorpresa finale – e la postfazione wuminghiana. Sono andato a cercarmi l'unico racconto fuori dal coro (in effetti, trovarlo è stato molto facile). Sarebbe quello che non finisce con il finale obbligatorio. Sì, perché, per chi non lo sapesse, tutti i racconti terminano allo stesso modo, con un clamoroso spoiler che non toglie certo il gusto alla lettura, perché è il primo spoiler che nasce prima ancora dei racconti di cui anticipa il finale.

Questo qui:


    Dopo il boato assordante, con le orecchie che fischiavano, sentivamo ancora quella musica.
Dove fino a un istante prima si trovava Enrico Letta, capo del governo di larghe intese, si apriva una spaventosa voragine. Dall’enorme cratere si levavano nubi di fumo nero.

Al posto di Enrico Letta, preceduto da una musica e da un boato assordante, c'è una spaventosa voragine e tanto, tanto fumo nero. Quindi, Enrico Letta non c'è più. Così come il suo governo delle larghe intese. Tutti i racconti, tranne uno, terminano così.

Mi sono ingozzato di una trentina di scritti, scelti rigorosamente in ordine sparso, facendomi ispirare dai titoli e dalla collocazione nei vari capitoli.

La richiesta lanciata dai Wu Ming chiedeva racconti di fantascienza, e questo è, Tifiamo Asteroide: una raccolta di racconti di fantascienza.

Fra quelli che ho letto, alcuni sono davvero buoni, altri meno, altri lasciano indifferenti o pure un po' peggio. Lo ammette lo stesso Vanetti:

«Alcuni sono molto belli e non sfigurano al fianco di un paio di divertenti contributi di scrittori affermati che hanno voluto partecipare. Ce n’è anche qualcuno così così, ma è folklore popolare, non lamentatevi: ci si può sempre divertire con l’effetto “dilettanti allo sbaraglio” e comunque non ci prendiamo troppo sul serio».

Non lasciamoci ingannare dalla modestia: complessivamente, almeno, per quel terzo d'opera che ho letto (i prossimi due terzi me li gusterò progressivamente), il livello letterario è godibilissimo. Sicuramente una buona lettura estiva. Sicuramente meglio di qualsiasi romanzaccio da ombrellone o pezzo di carta ripiegato che risponde al nome di "giornale" in questo agosto 2013.

Più di tutto, però, Tifiamo asteroide è una raccolta catartica, di cui si sentiva il bisogno.

Almeno – parlo per me, giacché la statistica e le urne non sono dalla mia parte e non mi consentono di sedermi dalla parte della maggioranza (sia essa quella delle "larghe intese" o quella del "vaffanculo, tutti a casa"), ma neanche da quella della minoranza rappresentata – io ne sentivo il bisogno. Ecco perché.

Passo le mie giornate di scrittura su Polisblog, quando posso e ho il tempo di scrivere di politica, a cercare di scardinare il meccanismo mentale delle larghe intese, la trappola del senso di responsabilità, l'inganno del bene del Paese, il ricatto amorale dei sacrifici e del rigore. Lo faccio, insieme alla redazione, provando a leggere fra le pieghe delle notizie, stigmatizzando titoloni e titolacci, studiando bene i decreti e cercando di capirli e di parlarne senza cadere nelle tagliole dei comunicati stampa, delle agende degli altri giornalisti e giornali, dei tweet dei governanti. E' faticoso, richiede allenamento, ma poi basta una frase, un modo diverso di dire le cose, di titolare. Una scelta diversa di argomenti.

Passo le mie giornate di lettura giornalistica, quando posso e ho il tempo e la voglia di leggere giornali, a scuotere la testa come farebbe un vecchio davanti ad un cantiere: c'è il Corriere che dice che è un paradosso che il libero mercato non funzioni con l'energia elettrica; c'è il Fatto quotidiano che non vede l'ora di dire "pregiudicato" e "delinquente" a Berlusconi, e che dopo la sentenza se ne bea; ci sono Libero e il Giornale che propongono grandi inchieste come "5 secondi di video del pranzo dei giudici della sentenza Mediaset", descrivendone il menù (tonnarelli cacio e pepe e babà come dolce); c'è il Manifesto che cade nel trappolone ed esalta il giornalista del Mattino che ha incastrato il giudice Esposito; c'è Repubblica che non capisce ed esalta Obama sul Datagate (a proposito, il Datagate lo chiamiamo così solo in Italia); ci sono i virgolettati dei pensieri, i titoli parafrasati, le linee editoriali sovrapposte o complementari. Ci sono le colonnine di destra acchiappaclick sugli online.

I telegiornali non li guardo più. Troppa voglia di imprecare per le mistificazioni e le semplificazioni.

Messa così, sembra che io passi le mie giornate senza divertirmi, ma per fortuna non è così. Solo che, è indubbio, accanto alla pesantezza delle larghe intese – roba che vorresti dare le capocciate al muro per quanto sia negazione del pensiero critico – c'è la pesantezza dell'effetto che hanno avuto su quel signore colto in spiaggia che legge solo Repubblica e parla come una crasi fra Ezio Mauro e Scalfari: ha l'accento emiliano, era comunista, adesso è di Repubblica; su quell'amico con cui andavi alle manifestazioni che ora è un altro del "vaffanculo-tutti-a-casa" e tutto sommato non disdegna le peggiori teorie del complotto, se gli sembrano plausibili, e ti accorgi che gli sembrano sempre più plausibili; sulla panettiera che prima si sforzava di avere opinioni e adesso non vede alternative; sul parente con cui ti divertivi a dissertare e pontificare che ti parla del bene del Paese. Sulla quotidianità, insomma.

Ebbene, in Tifiamo asteroide ho trovato la purificazione di tutto questo. La certezza che esiste tutto un mondo, là fuori, che magari aspetta un evento miracoloso e non sa agire, ma ci prova – come ci proviamo su Polisblog, per dire.

Fosse anche solo con la parola scritta e con una gufata letteraria, vi pare poco?

Ecco, l'asteroide vagheggiato, anelato dalla raccolta è una purificazione di tutto questo. E' un sospiro di sollievo. E' un anticorpo contro il pensiero unico.

E così è Tifiamo Asteroide: in questo senso il progetto è meritevole, perché contiene un'idea. L'idea che larghe intese non sia sinonimo di bene. L'idea che il bene ad ogni costo sia violento e fascista. La raccolta è un anticorpo letterario che nasce come un gioco e che, grazie al web, può diffondersi come un virus, non solo di nicchia.

Ma è anche una rappresentazione impietosa ed estremamente realistica – attraverso lo schermo della fantascienza e della distopia, come nella più classica letteratura di genere – della realtà italiana di oggi, del qui e ora rappresentato da Enrico Letta, Angelino Alfano, veDrò e i think tank. Il sottotesto ironico è talmente evidente che non va nemmeno spiegato, per quanto sia metatestuale e per quanto la metatestualità richieda un minimo sforzo sinaptico per essere compresa.

E' vero, questo post è qualcosa di diverso di una recensione a Tifiamo Asteroide, ma se siete arrivati fin qui mi perdonerete e avrete capito perché questa è la raccolta dell'estate 2013.

Scaricatela, leggetela, godetevi i Berlusconi, i Monti, i Brunetta, i Letta rappresentati nei racconti, passatela a parenti e amici, twittatela, condividetela su Facebook. Magari, leggendo le riflessioni che contiene, le clonazioni, gli editoriali dei giornali tutti uguali, le riflessioni dei personaggi ribelli, quelle di un Letta che si vuole sparare, quelle di un killer, il Brunetta lanciato nello spazio contro l'asteroide nemico, le riflessioni di Wu Ming, quel giovane rivoluzionario che poi si è uniformato per il posto fisso in giacca e cravatta, le clonazioni, le reiterazioni, l'incontro fra Enrico e Gianni, le naturali conseguenze del volemose bene, magari, dico, qualcuno uscirà dalla narcolessia delle larghe intese. E sarà uno di più che si risveglierà dall'estate del 2013.

Una cosa sola mi piacerebbe, più di arrivare velocemente a completare l'abboffata di racconti purificatori: leggere una recensione di Tifiamo asteroide sul Giornale. E una su Repubblica. Sarei pronto a scommettere che le larghe intese si troverebbero – per nulla clamorosamente – d'accordo nella definizione dell'opera e dei suoi mandanti morali.

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