Mia madre è un fiume, di Donatella di Pietrantonio

di pietrantonio

Ho chiamato ogni limite mia madre. Le ho imputato il mio volo zoppo. Lei è il mio pretesto...Mia madre è un albero. Alla sua ombra mi sono giustificata. Si secca, anche l'ombra si riduce. Presto sarò allo scoperto.

Questo di Donatella di Pietrantonio è uno di quei libri che nelle pause di vita fra uno stralcio di lettura e l'altro, ti lascia come intontita rispetto a quello che vivi nella tua quotidiana realtà. Come sovrappensiero, mentre sei immersa nei gesti più ordinari, torni con la mente alle parole e alle sensazioni che hai vissuto poco prima, mentre ne sfogliavi le pagine.

Mia madre è un fiume è la storia di una figlia e di una madre; la prima che ha escogitato ogni modo possibile per "ribellarsi", con l'obiettivo di dimostrare di essere una figlia degna di essere amata. La seconda che non ha saputo comunicarle il suo amore, perchè quell'amore, da piccola, le era stato strappato a forza.

Quando, ormai anziana, per la madre sopraggiunge la malattia, anche la casa di una vita diventa "estranea, ostile. Nasconde, fa i dispetti, non è sicura. La abita una forza maligna che crea disordine e comanda cose strane. Dove posare questa pentola pulita che si trova tra le mani?" E poi le visite di controllo che, come dice la figlia "servono a me. Mi rassicurano, non l'ho ammalata io e l'evoluzione è lenta". Lenta, ma il cervello continua a tradire.

E allora la figlia -divenuta a sua volta madre - deve raccontare a lei cose che a sua volta ha sentito da sempre uscire dalla bocca della madre, quando era più giovane. Della sorella sfregiata dalla pentola bollente a nove anni, di quella fuggita per sposarsi, delle botte del suocero alla nuora silenziosa.

Deve raccontarle di nuovo di come si ammazza e si conserva il maiale in casa e dell'odore che ti rimane addosso con le salsicce crude appena appese, delle sopraffazioni del padrone dei campi e della pazienza proverbiale della nonna, che faceva pellegrinaggi per chiedere scusa al Creatore delle bestemmie del nonno.

C'è il racconto dell'amore di Esterina con Cesare, suo marito, che ora ce l'ha con lei, che continua a dimenticare, e che continua a tradire anche se stessa, ogni giorno, perchè non sa più neanche il nome di coloro che ha amato. E così "i conti non si chiudono mai tra me e lei - dice la figlia - Tutta la vita l'ho cercata, accattona che non sono altro. Ancora la cerco, Madre dolorosa".

Perchè fra lei e sua figlia, così, l'amore "è andato storto, da subito", fin da quando lei è nata. Perchè la madre, Esterina, doveva faticare nei campi, ed era "troppo educata al sacrificio per permettersi il piacere di stare con la sua creatura".

Esterina avara di contatto umano perchè "amava al contrario, non dava per paura del dare a forza che aveva conosciuto come preda". Esterina nata in Abruzzo, "dove nasce il vento, un posto luminoso e aspro, con le montagne a fare da quinta", un posto dove, da sempre e senza scampo, "è aspra anche la gente".

D. Di Pietrantonio
Mia madre è un fiume
Elliot ed.
16 euro

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