Mare calmo di Nicol Ljubić

Il peso della tragedia, su due ragazzi originari dei Balcani, incontratisi in una capitale tedesca accogliente, aperta e quasi immemore.

Nicol Ljubić, Mare calmoDimenticate la spensieratezza della copertina e concentratevi su un passato piuttosto recente, senza paura di risalire alcuni importanti snodi storici del secolo scorso e gettatevi nella breve anteprima proposta al link. Perché, al contrario del titolo, il mare verdeggiante dell'Adriatico, che fa da sfondo a questa storia d'amore intrisa di guerra, e centellinata come gocce di tè da Nicol Ljubić, è tutt'altro che calmo. Distesa solcata da impercettibili correnti, scrigno di segreti inconfessabili lucidati dalla maledizione della colpa, e maciullati in orde di popoli prima uniti e poi divisi dalla barbarie. Questa è una pagina che tradisce i croati, strazia i bosniaci e flagella i serbi, e il tutto nell'alcova di una storia di un'amore sincero, di quelli che restano unici, vissuto a chilometri e chilometri di distanza, nella contemporanea Berlino.

I protagonisti, Robert e Ana, una casetta, quella di lei, con poche suppellettili, sfondi scarni e tanta letteratura, per un incontro d'anime e di gradini, di lettere e di fotografie, che non smetterà di confrontarne i passati intrecciati per provenienza etnica, stretti nella stessa terra, ben oltre le divisioni di un processo straziante e necessario. Eredi di generazioni scontrate, sovrapposte, figli di padri che hanno rifiutato, oppure sposato la causa nazionalista del proprio popolo ben oltre la protezione, sfociando nei territori oscuri della vendetta shakesperiana di Tito Andronico, e avviluppandosi nei drappi solenni di una tragedia il cui alone, inciso nelle case e nelle menti a colpi di mortaio, pena a svanire.

Alla vita. In quell’occasione era un’esortazione ma poteva anche essere una supplica. Detta con un altro tono o in un altro momento quella parola assumeva una valenza ben diversa. Gli viene da pensare a Šimić e all’amaro retrogusto che quel brindisi avrebbe provocato in sua presenza. Alla vita. Gli viene da pensare alle immagini televisive di Srebrenica, a Mladić e al comandante olandese che brindano insieme. Živeli. Dopo il brindisi morirono ottomila persone.

Quella sera non rifletteva su tutto questo nella cucina di Ana. Come cambiava il significato delle cose con il senno di poi, ne risultava alterato perfino il senso di alcune singole parole apparentemente insignificanti.

Come è bella la vita, pensava quella sera, mentre continuavano a brindare, e ogni volta lui diceva: «Živeli».

Lei rideva, perché lui non reggeva l’alcol. «Devi ancora esercitarti nel bere».

«Perché?» chiese lui.

«Perché fa parte della vita».

"Mare calmo"
di Nicol Ljubić
traduzione dal tedesco di Franco Filice
pagine 192
Keller Editore
collana PASSI

Via | kellerlibri.it

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