Il dono del buio: intervista a Valentina Giambanco

Abbiamo intervistato Valentina Giambanco, autrice del bel thriller “Il dono del buio” pubblicato dalla editrice Nord.

Tra le novità di quest'anno, c'è da registrare un thriller che sta molto attento alla scrittura senza danneggiare il ritmo: Il dono del buio (uscito per Nord), di Valentina Giambanco, il suo primo libro che, peraltro, sta andando molto bene. Noi abbiamo avuto l'opportunità di intervistare l'autrice.

Valentina Giambanco, lei è un'italiana che vive da anni nel Regno Unito e che scrive un thriller ambientato a Seattle. Com'è stato scrivere un libro in una lingua che non è la sua lingua madre?
La realtà è che dopo 27 anni a Londra mi sento molto più a mio agio scrivendo in inglese. Forse ha a che vedere con un ritmo diverso delle frasi o delle parole ma non ho mai considerato la possibilità di scrivere in italiano.

Ha contribuito anche alla traduzione in italiano?
È stata una vera lezione in umiltà! Non avrei mai potuto tradurre il manoscritto da sola ma così ho avuto l'opportunità di concentrarmi sulle sfumature di linguaggio e di stile. L'inglese e l'italiano sono due lingue ricchissime di sfumature ma estremamente diverse dal punto di vista del ritmo della frase e del paragrafo ed è stato difficile mantenere lo stesso stile abbastanza terso e preciso senza che diventasse arido.

Quanto il suo lavoro nel cinema ha influenzato il libro?
Moltissimo, lavorare al montaggio vuol dire essere dentro il cuore di una storia che si sviluppa di giorno in giorno. E la passione per raccontare le storie e creare personaggi è nata sicuramente lì.

Da dove nasce l'idea per una trama così complessa?
L'idea centrale è stata la relazione di un poliziotto e un criminale che si trovano obbligati a indagare lo stesso omicidio. Da quel punto di partenza la storia si e' sviluppata in modo organico.

Il personaggio principale è una giovane detective. Ad alcuni - ma non al sottoscritto - ricorda un po' Clarice Starling de Il silenzio degli innocenti: è d'accordo?
Clarice Starling è il personaggio che più mi ha ispirato quando ho cominciato a scrivere ma ci sono grandi diversità. Alice Madison non è così sicura delle sue scelte morali ed etiche ed è sempre in polemica con se stessa. Ma sono entrambi donne con un passato difficile, che lavorano in ambienti molto maschili e in situazioni estreme.

I suoi personaggi hanno una ferita - nell'anima, ma spesso anche fisica - che è stata inflitta loro in età giovanissima. Lo possiamo considerare uno dei temi centrali? E quali sono gli altri temi?
Sicuramente l'infanzia dei personaggi e l'impatto sul loro presente è uno dei temi centrali. Insieme alla ricerca dalla verità e della giustizia, il valore dell'amicizia e della fiducia, il parallelo fra le foreste che circondano Seattle e certe parti dell'animo che rispondono a bisogni e sentimenti più essenziali e meno civilizzati.

Nonostante l'efferatezza degli omicidi, si vede poco sangue, e verrebbe da dire per fortuna...
Non volevo creare una situazione troppo grafica perché per me l'immaginazione del lettore creerà un'immagine più brutale e incisiva se si suggeriscono alcuni dettagli e il resto viene lasciato al lettore. Devo ammettere che non sono particolarmente appassionata dei film e libri con le pagine che 'grondano'...

Lei è molto brava anche nel chiudere l'intreccio della storia. Sapeva già dall'inizio come sarebbe andata a finire?
Certamente, lo sapevo con sicurezza totale... e poi ho cambiato idea! Diciamo che so più o meno dove la storia andrà a finire, ma ci sono aspetti che si rivelano anche a me soltanto quando arrivo a scrivere quella pagina.

Qual è il dono di Alice?
Alice Madison è la nostra guida in questa storia: un mondo con dei personaggi e delle vicende che conosciamo attraverso il suo spirito e le sue esperienze. E per trovare la scintilla della verità Alice deve accettare gli elementi di tenebra nel suo animo.

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