Booksblog: conversazione con Guido Catalano (seconda parte)

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Lunedì scorso avevamo pubblicato la prima parte della conversazione con Guido Catalano, incontrato in quel di Collegno poco prima di uno spettacolo. Avevamo toccato più o meno qualunque tema, oggi si replica e si chiude con la seconda parte della conversazione, buona lettura.

Il quote qui sotto si riferisce alla querelle sul poetry slam sorta con Lello Voce, di cui potete leggervi le due campane sul sito di Voce e su quello di Catalano.

Questa roba qua abbastanza potente che è successa, è perché da ottobre abbiamo iniziato a organizzare questo poetry slam, questa gara di poeti, che si chiama Poeti in Lizza e ha avuto un successo spaventoso. Anche perché noi non facciamo una singola serata, facciamo un torneo: questa cosa sta andando bene, la stiamo facendo anche a Milano, ne faremo uno estivo all'aperto a Torino e ce l'hanno chiesto anche in altri posti... il poetry slam esiste grazie a Lello Voce, che l'ha portato nel 1991... il poetry slam è un ottimo mezzo per portare la poesia alla gente, ma non la mia poesia, la poesia di otto poeti a sera, al posto di farti un reading con otto poeti che vanno avanti due ore ciascuno e la gente poi si spara nei coglioni. Invece il concetto di gara piace, poi noi facciamo una cernita e cerchiamo di avere dei poeti bravi, e abbiamo iniziato a ottobre e continuiamo a farlo perché ci piace, anche se Lello s'incazza.

Vogliamo tendergli un ramoscello d'ulivo?
No

Una domanda che ti volevo fare sulla scrittura: tu riesci a scrivere anche in questi periodi in cui sei in tour?
Bravo, questa è una domanda intelligente. Succede che, quando ho tante date, scrivo di meno, quando ci sono quei periodi tipicamente o estivi o comunque anche una settimana in cui c'è tempo, scrivo di più. Ultimamente sto tentando di lanciarmi nella prosa, è una cosa che devo fare, non per questioni di marketing, ma perché la mia poesia, sta sempre più assomigliando alla prosa, il che vuol dire che nel mio inconscio... forse si può anche fare senza andare a capo

Torniamo un attimo indietro, ai primi anni '00, che ambiente era la poesia in Italia una decina d'anni fa?
Questo è interessante, io ho questa sensazione, e questa sensazione mi è data molto anche da internet, dieci dodici anni fa, internet quasi non c'era, sembrava ci fosse poco. Oggi mi sto rendendo conto che è pieno, grazie a Facebook sono bombardato dagli eventi degli altri e io a mia volta bombardo gli altri, quindi va bene! Reading di poesia ce ne sono tanti in tutta Italia, dieci, dodici anni fa ho la sensazione che non fosse così. Un po' perché non lo sapevi... a Torino oggi se ne fanno tanti, una volta un po' non lo sapevi, un po' effettivamente non ce n'erano. Quando ho iniziato a fare i reading non se ne facevano molti, e almeno rispetto a questa poesia attiva e di performance c'è stata un'evoluzione notevole, adesso a Torino anche grazie al poetry slam ho conosciuto molti giovani poeti, il poetry slam li coagula, si conoscono tra di loro, è molto interessante perché poi iniziano a collaborare...

È un raduno di poeti, dovrebbero cercare di uccidersi, prendo dal tuo decalogo

se qualcuno ti si presenta dicendo, sono un poeta
colpiscilo con tutta la forza che hai sulla fronte
col palmo aperto della mano
urlando SUCA!

evita assolutamente i raduni di poeti
se per disgrazia ti trovi a un raduno di poeti
non andarci armato

uccidere un poeta a un raduno di poeti
sarà quasi certamente considerato dalla legge italiana
un eccesso colposo di legittima difesa


Restando sulla domanda precedente, era un ambiente freddo, cauto?
In realtà per quanto mi riguarda no, i reading andarono subito molto bene, io ho iniziato perché non sapevo cosa fare avevo queste cose che scrivevo, era l'unico modo per farmi conoscere, dato che non esistevano i social network, andavo in giro ad attaccare i manifesti con la colla, poi è arrivata la mail, poi il blog, poi i social network, ma dal punto di vista del calore del pubblico devo dire che ha subito funzionato molto bene. All'inizio erano solo i miei amici, poi in relativamente in poco tempo la cosa è decollata

Lì magari hai qualche merito tu...
Ahah, bé... e perché forse mancava questa roba qua, e poi c'era. Non sto dicendo che sono io ad avere inventato il genere, non è così, comunque è stato fico.

Parliamo di editoria e di poesia, non è che c'è molto in Italia, panorama triste, tasto dolentissimo
Sono stato fortunato, perché io ho pubblicato i primi tre libri con una casa editrice che si occupa di farmacoeconomia! Semplicemente un mio amico che aveva aperto la Seed, che oggi è un'azienda florida e grossa, eh, questo amico era mio amico da quando avevamo quindici anni ed è venuto a vedere un po' di miei reading e mi ha detto "Ma non vuoi che ti pubblichiamo un libro?" e facciamolo. Mai a mie spese, questo è un punto fondamentale. Oggi l'editoria poetica si basa tanto su queste sedicenti case editrici, ti fanno pagare una serie di servizi che spesso non ti danno... e quindi non va bene. Per i primi sette-otto anni ho pubblicato con la Seed, l'ultimo libro è con una casa editrice che non si occupa di farmacoeconomia, ma di letteratura.

Prossimo giro, Einaudi collana bianca!
Ahah, no Mondadori! C'è questa grande tragedia dell'editoria a pagamento che illude molta gente... io stesso ai tempi, mi arrivavano queste lettere, ti mandavano già il contratto, già fatto "Vuoi fare un libro di 120 pp, dorso così... ci devi questo" e niente, poi te lo stampiamo, il problema è che si vendono come case editrici che dovrebbe farti... dovrebbe aiutarti in un certo modo

Sì, un'azienda editoriale è un'altra cosa, decisamente. Arriviamo agli ultimi anni...
Aspetta, ti va di andare a fumare una sigaretta?

Andiamo dai. Sei molto attivo sul web, quando hai aperto il blog?

Nel 2006, ormai ha cinque anni che nel mondo del web è tanto, poi il mio caro amico Bravuomo l'ha aperto nel 2001, figurati, lui è uno degli antesignani. Prima le mail erano state una cosa scioccante, potevo far sapere alla gente le cose senza appiccicare manifesti o telefonare. Poi con il blog c'è stato il salto, perché avevo la possibilità di pubblicare le mie cose e mostrarle, di lì in poi c'è stato un salto totale di conoscenza

Quando ha iniziato a decollare, quando ti sei accorto che si ingranava?
È stata una cosa stranamente lenta, non ci sono stati momenti di strappo, ho lavorato anche alla televisione a MTV e a La7, e uno dice "Ecco sta succedendo qualcosa, vai in televisione" invece no, non sono state esperienze che mi hanno... magari perché sono finito in trasmissioni che non hanno avuto un successo strepitoso. Però...

Arriva qualcuno del teatro, esclama "Cinque minuti", tra poco si deve andare in scena.

non ho avuto un momento in cui mi sono accorto che le cose stessero cambiando. Io credo molto nella teoria dei piccoli passi, ogni tanto un colpo di culo aiuta, però è anche vero che se tu fai questa salita lenta ma costante, ti crei una base molto potente. Perché sono dieci anni che piano piano...

Con i social media invece quando hai iniziato? Anche lì sei attivissimo
Tre anni fa con Facebook, e anche lì è molto utile, perché chiaramente è utile per il marketing, gli eventi, poi ogni tanto cambiano le regole, però, una cosa che mi dispiace di Facebook è che ha dato una mazzata ai blog, ma il blog rimarrà, Facebook no, tra cinque sei anni il mio blog sarà lì, Facebook non lo sappiamo. Il blog è mio, lo pago io, se Zuckerberg invece cambia idea mi spariscono migliaia di amici. Uno deve avere un luogo suo. Facebook è utile perché si è trasferito tutto lì...

(2/2, fine)

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