In uscita oggi per Piemme Le mani sugli occhi di Ugo Barbàra: il racconto della cena con l'autore


Vi piacerebbe avere l'autore di un libro che avete appena finito di leggere di fronte a voi, a cena, in un clima informale, per potergli chiedere tutto quello che di solito resta sospeso nella vostra mente o negli appunti (se siete di quelli che scrivono sui margini dei libri)? Io ho avuto la possibilità di farlo con Ugo Barbàra nel corso di un aperitivo in una vineria nel quartiere Monti a Roma e ora sono qui a condividere con voi impressioni e informazioni.

Il libro al centro della serata e della conversazione è stato Le mani sugli occhi, ultima fatica letteraria di Barbàra in uscita oggi in libreria. Protagonista del complicato intreccio è Vittorio Tanlongo, già noto a chi ha letto Il corruttore, avvocato senza scrupoli, abile come nessun altro a intuire i sogni di chi ha di fronte e per questo a comprare chiunque. Tanlongo ha però deciso di cambiare vita e dopo il suo ultimo "lavoro" è sparito dal mondo con la famiglia; capisce però ben presto che non esiste posto in cui nascondersi se a cercarti è un passato irrisolto. Così, quando torna in Italia e pensa di godersi una vita tranquilla sul lago di Bracciano, una vecchia conoscenza torna a fargli visita e lo strappa via dal suo paradiso per rigettarlo nel caos di una missione. Questa volta però il compenso per l'avvocato non è un ingente assegno, ma la salvezza della sua famiglia.

La scintilla che dà il via all'intrigo è l'incidente in cui rimane coinvolta l'auto di un vescovo venezuelano diretta, probabilmente, in Svizzera. Nella vettura viene trovata una valigetta contenente trenta miliardi di dollari tra bond e Kennedy notes. Lavorano al caso il colonnello Gerace, uomo affascinante e vanitoso, Federica Assioli, magistrato e vecchia conoscenza di Vittorio e Sonia Folaga, funzionario ministeriale con una strana malattia che la fa sembrare molto più giovane della sua età; dietro le quinte macchinano i russi e una piccola, ma importante, banca svizzera. Gli interessi in gioco sono tanti e in contrasto gli uni con gli altri. E sarà proprio in mezzo a questo intreccio che dovrà muoversi Tanlongo per provare a riavere indietro la sua vita.

Durante l'incontro Barbàra non si è risparmiato e ha intrattenuto me e gli altri blogger per più di due ore. Il romanzo è stato analizzato e rivoltato da cima a fondo. Vi dirò la verità: non è un libro semplice, soprattutto per chi non ha dimestichezza con economia e alta finanza, ma se vi sforzate un po' vi sorprenderete a trovare stimolanti argomenti di solito ostici. Lo stesso autore ci ha raccontato che ha dovuto documentarsi tanto prima di riuscire a mettere in piedi l'architettura della storia. Tutto è nato da un articolo uscito sul Venerdì di Repubblica del 31 luglio 2009 sul misterioso ritrovamento di 135 miliardi di dollari nel doppio fondo della valigetta di due giapponesi, scomparsi poi nel nulla.

Barbàra ha raccontato di trarre spesso spunto per i suoi romanzi da fatti di cronaca. Ne troviamo altri tra le pagine di Le mani sugli occhi, come quello dei gemelli scomparsi e l'altro dei fratelli abbandonati dal padre in una specie di rimessa e ritrovati morti dalle autorità. Un aspetto della scrittura di Barbàra che mi ha colpito emerge nella visione piuttosto negativa della natura umana: non c'è posto per gli eroi in questa vicenda. I personaggi sono meschini, vanitosi, deboli, cinici, in sostanza, molto umani. Lo stesso Tanlongo, che l'autore adora, non ha margine di cambiamento. Per citare lo scrittore: "Chi nasce tondo non può morire quadrato" (lui lo ha detto in dialetto siciliano, ma per evitare inesattezze l'ho tradotto). Altro elemento su cui si è riflettuto sono i laghi. Nel romanzo ci sono diverse location e le più importanti sono a Bracciano e Como. I due laghi, ha spiegato Barbàra, simboleggiano le due trame parallele. Da un lato c'è il perimetro semplice del lago laziale e infatti la vicenda che si svolge a Bracciano ha un inizio e una fine molto precisi, è un cerchio che si apre e si chiude; dall'altro c'è il famoso lago manzoniano, tutto a seni e a golfi, a forma di ipsilon rovesciata, a simboleggiare una vicenda non lineare, poco chiara, con molte sotto storie.

Si è parlato poi dei rapporti tra le varie figure del romanzo, alcuni dei quali in bilico tra dinamiche di potere e sentimenti. Un ruolo centrale riveste il legame passato tra Federica e Vittorio, un altro tassello fuori posto nel complesso puzzle dell'esistenza di Tanlongo. Infine abbiamo chiesto a Barbàra di chi fossero "le mani sugli occhi" e lui ci ha confermato quello che supponevamo: sono soprattutto di Elisa, moglie di Vittorio, che per anni si è adagiata sulla bella vita senza domandarsi da dove provenisse la fortuna del marito e all'improvviso si ritrova al centro di un dramma (un po' come la consorte di Michael Corleone nel Padrino!) Ci siamo detti altre cose, ma riportarle tutte richiederebbe un post chilometrico. Ultima chicca: consigliera fidata di Barbàra è la moglie che lo riporta sulla retta via quando la vena creativa prende il sopravvento e lo allontana dai lidi letterari a lui congeniali. A questo punto non vi resta che leggere il libro; intanto per fravi un'idea potete scaricare sul sito di Piemme un racconto inedito dell'autore e un estratto del libro.

Ugo Barbàra
Le mani sugli occhi
Piemme edizioni, 2011
pp. 517, € 18,50

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