Booksblog: conversazione con Guido Catalano (prima parte)

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Per come la vedo, Guido Catalano è uno dei più grandi poeti viventi in Italia. Non mi interessano le polemiche, non mi interessano le querelle di cui leggerete dopo il salto, mi interessa solo come valuto quello che ho letto. E La donna che si baciava con i lupi è un maledetto capolavoro.

Per questo motivo ho deciso di fare qualcosa con Guido, peraltro attivissimo sul web - qui il suo sito - e l'ho incontrato in quel di Collegno, in provincia di Torino, venerdì scorso. Era insieme a Federico Sirianni per uno degli spettacoli che porta in giro per la penisola.

Tra prima e dopo la serata abbiamo fatto quattro chiacchiere. Non proprio un'intervista in senso stretto ma più una conversazione, la trovate tutta dopo il salto...

Guido Catalano, anni?

Quaranta spaccati, fatti il 6 febbraio.

Auguri in ritardo. Parafrasando Marina Ripa di Meana: i tuoi primi quarant’anni?
Io potrei dire che sono uno splendido quarantenne. Niente… quarant’anni, sono ancora in forma.

Questa mi sembra la tua maturità
Deve esserlo, o è così o sono fottuto.

Quando hai iniziato?
Ho iniziato verso i diciotto anni, cantando in un gruppo, diciotto anni… che anno era?

Se adesso hai quarant’anni, era tra il 1989 e il 1990
Ero ancora al liceo, il classico, qui a Torino. Non sapevo né cantare né suonare, ma scrivevo questi testi che poi ho scoperto essere abbastanza comici. Ed è venuto fuori questo gruppo di rock demenziale un po’ alla Skiantos, anche se al tempo non conoscevo gli Skiantos. Poi poco dopo ho conosciuto gli Skiantos e ho detto è questa roba qua… per tanti anni ho fatto questa roba in giro per Torino… poi dopo anni il gruppo, quando abbiamo iniziato ad avere un minimo di successo, quando abbiamo iniziato a ingranare il gruppo è scoppiato, mi sono trovato lì che non sapevo cosa fare. Continuavo a scrivere questi testi e ho continuato a scrivere i testi, ho smesso di cantare perché non ne ero capace.

Lavoravi, studiavi?
Era dal liceo all’università, io ho fatto lettere moderne. Poi a un certo punto mi son trovato da solo, e avevo un’esigenza…

La famosa "urgenza"!
E questa urgenza, mi ha fatto sì che io continuassi a scrivere scrivere questi testi, e sono diventati quelli che io chiamo poesia. Poi ci sono i critici anche sul web che mi definiscono cabarettista, ma a me va benissimo. Perché adoro i cabarettisti, come persone soprattutto: e quindi ho iniziato una decina d'anni fa, realmente è iniziata allora la carriera di poeta professionista, prima semiprofessionista da qualche anno professionista, i primi anni facevo dei lavori.

E adesso riesci a viverci?
Negli ultimi quattro anni abbastanza, anche se con una certa fatica, ma sì. Questa carriera è iniziata dieci anni fa. Il pregresso è la musica, ma la musica mi accompagna sempre, questo imprinting di avere inizato coi musicisti, fa sì che tutt'ora lavori molto coi musicisti. È vero che faccio reading da solo, ma faccio molti reading con musicisti come Federico Sirianni e Andrea Gattico. Io credo di muovermi più come un poeta, che la categoria di poeta professionista...

Forse esiste quando muori!
Quando muori, sì!

Esiste quando c'è la targa nella via con scritto "POETA"...
Mi muovo più come un cantautore, come un musicista, Negli anni ho capito questa cosa, non solo perché lavoro con i musicisti ma perché faccio le serate nei posti dove normalmente si fanno i concerti...

È una questione di spazi, secondo me, che riesci a riempire molto bene. Nel 2011, se pensi a un poeta come Montale, di cui ho letto dicevi cose poco carine
Mah, era un periodo punk... ero giovane, molto giovane, ero molto arrabbiato.

Pensa alle dimensioni in cui si potrebbe esprimere uno come Montale, oggi come oggi
E qui è un gran casino... davvero, se non l'hai visto, l'hai visto?

intendi tutta la querelle con Lello Voce? Sì
È uscito in prima pagina sul Riformista, ha fatto abbastanza scalpore questa cosa. Ultimamente con altri soci stiamo organizzando questi poetry slam...

Fingo di non sapere: e dov'è il problema?
Lì si aprirebbe tutto un mondo complesso, questa cosa del poetry slam ha dietro una filosofia, una politica molto particolare per cui non è possibile che tu lo utilizzi, te ne puoi appropriare ma non puoi avere rapporti con enti, case editrici come... Mondadori

Soprattutto Mondadori! Quindi non va bene se ci guadagni
Ecco questo è un punto molto interessante, perché sì, in Italia in particolare, perché in Francia in Inghilterra in America ci sono poeti un po' professionisti, qui in Italia l'idea che uno venda le proprie poesie è orrore... in realtà quando poi io dico queste cose la risposta è "Tanto non sei un poeta sei un cabarettista"

Io immagino però che l'ambiente della poesia in Italia sia minuscolo, un milieu piccolino
Un nicchione...

Dove si ripropone quel genere di verginità richiesta nella musica "Resta pezzente a vita, se no non ci piaci più"
Sì, ancora di più. Però in realtà almeno nella musica c'è la possibilità di dire a tutti, c'è la possibilità di dire a tutti andate affanculo: invece no, nella poesia no, almeno che io sappia. Tranne Aldo Nove: è partito dalla poesia poi ha fatto racconti, romanzi, ma è un poeta in realtà, ed è stimabile per questo

Una volta sì, andava anche in giro
E lui anche se non l'ho mai conosciuto, deve essere un tipo abbastanza interessante

Facciamo adesso un passo avanti a oggi. Che stai facendo oltre a girare l'Italia?
Sto facendo spettacoli legati alle poesie, alla musica, o degli spettacoli come il Grande Fresco con Sirianni e Negrin, che vanno bene sia a Torino che fuori, poi faccio i reading da solo anche perché oggi come oggi riuscire a guadagnare nei live

Non voglio essere indelicato, ma tu quanto prendi a serata?
Singolarmente, dai cento a trecento, a cinquecento euro, ma dipende molto dal posto, dalla situazione. Poi delle volte ti capitano dei lavori per degli enti che prendi mille euro, ma non c'è una regola. Ultimamente mi sono lanciato nell'organizzazione...

(1/2, segue)

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