150 anni dell'unità d'Italia. L'italianità secondo Sebastiano Vassalli

150 anni dell'Unità d'Italia. L'italianità secondo Sebastiano Vassalli

Era il 17 marzo del 1861 quando il Parlamento subalpino proclamò Vittorio Emanuele II “re d'Italia, per grazia di Dio e volontà della nazione”. Da allora, come si è soliti dire, l'Italia è fatta. Il “bisogna fare gli italiani” è ancora un compito in fieri. Nel corso di questi centocinquant'anni in tanni hanno scritto dell'Italia, degli italiani, del nostro “genio” e della nostra “sregolatezza”.

Tra gli autori che hanno meglio dipinto il carattere degli italiani figura, a mio modo di vedere, Sebastiano Vassalli – il Manzoni senza Provvidenza, come è stato definito – che vale la pena di leggere anche nell'ottica dell'unità d'Italia. Vassalli infatti, scrivendo i suoi romanzi partendo da una poderosa ricerca storica, prova a narrare chi sia l'italiano. Lo fa affrontando temi di volta in volta diversi: una strega (La Chimera, 1990), una casa testimone della storia (Cuore di pietra, 1996), persone che hanno vissuto alla ricerca di qualcosa per stare meglio (L'oro del mondo, 1987) e persone che hanno attraversato i vari periodi di contestazione (Archeologia del presente, 2001) personaggi del passato come Virgilio e Mecenate (Un infinito numero: Virgilio e Mecenate nel paese dei Rasna, 1999), Casanova (Dux: Casanova in Boemia, 2002), Dino Campana (La notte della cometa - 1984 - Natale a Marradi - 2007) ma anche ipotetici salvatori del futuro (3012: l'anno del profeta, 1995); storie attraversate dal sentimento religioso delle genti (Le due chiese, 2010) e storie di invisibilità (Sangue e suolo: viaggio fra gli italiani trasparenti, 1985). E gli esempi potrebbero continuare, vista l'ampia bibliografia di Vassalli.

Un enorme affresco dell'italiano e dell'italianità, vergato con uno stile particolarissimo (a volte anche con l'inserimento di elementi grafici) e con una capacità di descrivere storie e situazioni (con tanto di digressioni) che affascina e interroga.

Dal libro L'Italiano (Einaudi 2007), riporto l'introduzione che è un po' la cifra della ricerca effettuata da Sebastiano Vassalli:

Il giorno del Giudizio Universale, Dio chiamò a sé tutti gli uomini del mondo, con le rispettive consorti. Chiamò l'Inglese e l'Inglese rispose:
“Eccomi!”.
Chiamò il Cinese e il Cinese rispose:
“Sono qui!”.
Uno dopo l'altro, Dio chiamò il Russo, il Francese, il Greco, l'Americano, il Giapponese, il Polacco, il Finlandese, l'Arabo, l'Australiano, il Turco, l'Indiano, il Nigeriano, il Marocchino, il Sudafricano nero e il Sudafricano bianco, il Portoghese, l'Israeliano e tutti, nella loro lingua, risposero:
“Presente!”.
Di ognuno, Dio esaminò le virtù e i vizi e mandò tutti in Purgatorio: perché nessuno meritava il Paradiso, e nessuno era abbastanza malvagio per trascorrere l'eternità in un posto sgradevole come l'Inferno. Poi Dio chiamò l'Italiano, ma non ebbe risposta. “Cosa può essergli successo, – si chiese, – perché l'Italiano sia assente?” Tornò a chiamarlo. Allora l'Italiano, vedendo che tutti si erano voltati verso di lui e lo stavano guardando, spalancò gli occhi e si mise una mano sul petto. Domandò:
“Chi, io?”.

Foto | Flickr

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