Ma qual è il mestiere dell'editore?

Ma qual è il mestiere dell'editore?

Parafrasando un ritornello che si diceva quando eravamo bambini, in ogni angolo della rete, dagli Appennini alle Ande, un'angosciante domanda si espande: qual è il mestiere dell'editore? La domanda diventa sempre più incalzante in questo periodo in cui tra eBook e self-publishing pare sgretolarsi del tutto la mitica figura dell'Editore.

C'è chi prevede la fine dell'editoria tout court, chi è più possibilista, chi scuote il capo non dicendo nulla ma facendo comprendere molto di più. In molti provano a rispondere a questa domanda. Tra le varie posizioni che ho trovato, due mi sembrano le più sensate. La prima è di Ricky Cavallero, direttore generale di Mondadori Libri, che al quotidiano spagnolo El País ha rilasciato un'intervista sul futuro dell'editoria. Tra le altre cose, Cavallero dice:

L'editore diventerà un bibliotecario: non venderà qualcosa, ma lo presterà. Nel mondo digitale, avrà qualcosa di simile alla televisione a pagamento, con alcuni canali che vengono venduti a sottoscrizione... Come editori, vincerà la scommessa chi riuscirà a lavorare sul contenuto. Il mio obiettivo è vendere, e per questo non credo che scomparirà il libro di carta. Del resto, come per i giornali, penso che siamo all'alba del digitale... Dobbiamo però avere il coraggio di rinunciare ai privilegi che abbiamo raggiunto e che ci hanno permesso di avere una posizione leader finora.

Interessante l'affermazione che l'editore diventerà un bibliotecario: due mondi che finora hanno camminato in parallelo potrebbero un domani fondersi un pochino.

Cavallero, però, non risponde ancora del tutto alla domanda da cui siamo partiti: qual è il mestiere dell'editore? La risposta migliore l'ho trovata in quanto scrive Antonio Tombolini:

Qual è davvero l'essenza della missione [dell'editore], quel quid che davvero aggiunge valore alla comunità di chi legge e di chi scrive ai tempi della rete? Facile: la selezione della qualità. Dove qualità non è certo un termine assoluto, ma relativo, relativo ai criteri di qualità di questo e di quell'editore. Ma è questo l'asset su cui l'editore, più che su ogni altra cosa, dovrebbe investire, proprio perché il self-publishing, lungi dal poterne fare a meno, lo richiederà sempre di più: aumenta il numero e la circolazione di opere autoprodotte, e aumenta di conseguenza il rumore, diventano sempre più necessari strumenti di discernimento di ciò che vale da ciò che non vale.

In fin dei conti, self-publishing ed eBook daranno una grande mano all'editoria di qualità, facendo naturalmente perire quanti a oggi si fregiano di essere editori ma, forse, sono solo stampatori.

Se vi va, potete approfondire l'argomento leggendo il testo di Sara Lloyd dal titolo Il Manifesto dell'Editore del XXI secolo ovvero di come gli editori tradizionali possono riposizionarsi nel flusso cangiante dei media ai tempi della rete. Il libro – consultabile gratuitamente on line e scaricabile in formato pdf – è provocatoriamente dedicato “agli editori italiani che tra cinque anni ci saranno ancora”. Buone letture!

Foto | Flickr

  • shares
  • Mail