Dizionario affettivo della lingua ebraica, di Bruno Osimo

bruno osimo"Dire "lingua" è un'astrazione. Le lingue non esistono in senso stretto. Esistono linguaculture, di cui le lingue sono la superficie verbale", scrive Bruno Osimo, di mestiere traduttore, e autore di questo Dizionario affettivo della lingua ebraica edito da Marcos y Marcos.

Un romanzo di formazione filtrato da una saporita ironia yiddish, e diluito in lemmi di un "dizionario affettivo" in cui l'autore traduce i personalissimi significati che hanno determinate parole. La maggior parte delle quali sono mediate dal senso materno del mondo.

Si tratta della lingua "mammese" che Bruno inizia a parlare nei primi anni della sua vita, salvo poi rimanere traumatizzato dallo scoprire che il mondo attribuisce tutt'altro senso alle cose rispetto a quello dato loro dalla madre.

Il "mammese", altrimenti detto "tampònico", è infatti quella lingua che descrive la realtà "come apparirebbe se non facesse paura. Se non mettesse in imbarazzo. Se non facesse provare dei sentimenti. Più che una lingua, è una difesa. E' uno smorzamento, un ammosciamento. E' un'attenuazione. E' un materasso, un respingente, un...tamponamento di qualsivoglia componente affettiva di coinvolgimento". Insomma per dire "ti voglio bene" è meglio usare "complimenti", e "mi raccomando" vuol dire "è una questione di vita o di morte".

E così passiamo dal leggere il rapporto di Bruno con la biancheria intima (sempre usurata, sempre slabbrata, ereditata dal fratello maggiore) secondo lui all'origine dei suoi attacchi di panico quando si tratta di parlare in pubblico ("Nel momento in cui so di dovermi presentare a un pubblico...il mio panico probabilmente deriva dal fatto che ho paura che il pubblico scopra che sono clandestino che sotto sotto io sono soltanto mezzo uomo, smutandato e sudato").

Oppure c'è il modo in cui sviluppa una vocazione alla fuga a causa della preoccupazione per il bimbo-Mosè affidato in un elegante packaging dalla madre al fiume (e proprio per questo Bruno deciderà di diventare un nuotatore provetto), il gustosissimo capitolo sulla sua sommaria educazione sessuale di preadolescente, e le "scelte politiche" dietro l'acquisto di una macchina (la Cinquecento famigliare comunista vs Lancia Fulvia grigia o Alfa 1750 bordò per quelli di destra, quelli che leggevano il Corsera).

Il senso di abbandono (apposita "voce" del dizionario) si attenua con complicati movimenti fra le isole di tepore lasciate dai corpi dei genitori sul letto, poi c'è la libidine per gli articoli di cancelleria di Lydia o le mattinate di noia, da bambino, passate con Santina e i suoi mutandoni, intravisti quando va a fare pipì.

Il libro di Osimo - oltre a essere la divertente narrazione di una storia di famiglia, in forma di puzzle- è la ricostruzione di un intimo universo di significati che ridanno senso al mondo attraverso le parole su cui la sua vita è stata fondata.

Bruno Osimo
Dizionario affettivo della lingua ebraica
Marcos y Marcos
16 euro

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